domenica 24 giugno 2012
Tavola 9, Capitolo 2
Ottava tavola, secondo capitolo.
giovedì 21 giugno 2012
Tavola 7 - Secondo capitolo.
E con una fatica disumana, ecco la SETTIMA tavola (spero che la qualità non ci rimetta...ma non mi sembra, giusto?)!
Come al solito, se non riuscite a visualizzarla bene, cliccate qua. Per visualizzare l'elenco completo delle tavole, invece, potete cliccare qua.
La settimana prossima riprendo anche a scrivere qualcosa, se si tranquillizzano un po' i tempi.
Qua sotto, invece, come sempre, il primo capitolo. Buona lettura!
mercoledì 20 giugno 2012
Tavola 6 - Secondo capitolo.
Ed ecco la SESTA tavola! Come ho già detto, sto cercando di recuperare il tempo perso nelle settimane passate.
Se non riuscite a visualizzarla bene, cliccate qua. Per visualizzare l'elenco completo delle tavole, invece, potete cliccare qua.
Qua sotto, invece, come sempre, il primo capitolo. Buona lettura!
sabato 16 giugno 2012
Come tira la Vela di Vale
Buona lettura!
venerdì 15 giugno 2012
LA TERZA TAVOLA DEL SECONDO CAPITOLO!!!
Qua sotto, invece, come sempre, il primo capitolo. Buona lettura!
giovedì 14 giugno 2012
SECONDA TAVOLA DEL SECONDO CAPITOLO!!!
sabato 9 giugno 2012
Ino ino.
L'ho già detto che sta arrivando? Si, vero? E' sempre più vicino. Speravo di finire la prima tavola stasera, invece purtroppo c'è ancora molto da fare, quindi ci sarà da aspettare ancora un pochino ino ino. Ma le prime tavole (la prima in particolare) sono le più complesse, dopo dovrei partire con una certa velocità. Spero non me ne vogliate.
In questi giorni siamo in fase di controllo per Ant Hill 2 (nonchè per Eroes & Eros 2, del quale però preferisco parlare più avanti a parte), quindi entro breve ci preparemo per la stampa. Prima di essa, probabilmente cercherò di parlarne abbondantemente su queste pagine. Bhe, spero che lo faccia anche Ric, che ne è l'autore. In contrapposizione, ma anche per conferma, di quanto scritto qualche giorno fa, credo che decideremo di applicare il diritto di resa a questo albo (se per caso funzionasse, sarebbe solo il primo di una lunga serie). Giusto per non lasciare mai nulla di intentato.
Ci abbiamo pensato a lungo, e siamo giunti alla conclusione che l'unico modo per riuscire a fare una cosa del genere è distribuire direttamente, senza passare da intermediari (bisogna cercare di contenere le spese il più possibile, perchè la cosa abbia un minimo senso). Manderemo quindi noi stessi notizia ed offerta alle fumetterie, per email.
Prima però, resta comunque l'associazione da metter su. Tra una cosa e l'altra, non l'abbiamo ancora fatto. Il tempo vola e resta sempre indietro qualcosa. Come il fatto che devo ancora commentare la 24h di Ric, eheheh.
Ma tranquilli, siamo sempre al pezzo!
A seguire, come sempre, il primo capitolo de Il soffio leggero del tempo.
Questo è soffioleggero, si parla di fumetti, relax, censure, riflessioni sulla vita e sul mondo, e vendite di fumetti.
Obama interviene sulla crisi dell'euro, come se gli USA fossero un paese europeo (e non è cosa nuova che economicamente è come tali, che vanno considerati). Domani uso la tipografia interna per stampare un po' di moneta dello stato libero di Phabland e vado a dire alla Cina che non devono lavorare così altrimenti la mia moneta si svaluta.
Passo e chiudo!
martedì 5 giugno 2012
Siete mai stati alla GoodComics?
Qualcuno mi ha fatto notare che da quello che scrivo ultimamente (qui, qui, qui e qui) potrebbe sembrare un discorso da volpe e uva, insomma, "non ci arrivi, quindi ne parli male".
Nulla di più falso. Per prima cosa, perchè ho anche pensieri positivi riguardo le fumetterie. E in certi casi, ne penso un gran bene.
E secondo perchè quello che sto cercando di fare è sviscerare i problemi reali delle fumetterie, per cercare una soluzione che esse stesse rappresentano. E fin qui, quello che mi pare scorgere dalle mie analisi, è che abbiamo raggiunto due certezze: primo, le rese non sono, e non saranno mai una soluzione. Secondo, le fumetterie non garantiscono la pluralità. Questa ultima cosa, personalmente, mi sembra piuttosto grave. Tanto da non riuscire più a considerare le fumetterie un servizio, ma un semplice post office.
E in quanto lettore mi sento privato di un certo tipo di servizio fondamentale.
In quanto ai resi, invece, sono talmente TANTO convinto della inutilità ed infunzionalità della cosa, che penso che uno dei prossimi prodotti Steampress potrebbe addirittura averla, questa benedetta garanzia di reso. Tanto sono convinto che sia inutile.
Da notare che è una scommessa retorica: in entrambi i casi, vinco. Ché se troviamo una soluzione al mercato delle fumetterie non è che mi dispiaccia, eh!
Comunque, volevo parlare della bellezza delle fumetterie. Di alcune fumetterie. Di quelle che funzionano bene. Di quelle che frequento dal '94, ininterrottamente. 18 anni. Insomma, ne so abbastanza da essere in grado di giudicare e valutare, ormai. Nel '99 ho rischiato addirittura di acquistarne una, prima di mirare i miei investimenti in altre direzioni.
Parliamo quindi di una ipotetica buona fumetteria. Non faccio nomi, perchè non sarebbe giusto. Quella di cui sto parlando è una fumetteria buona davvero. Anzi, sto parlando di una serie di fumetterie (non una catena) davvero buone. Dovrete accontentarvi di questo. La chiameremo GoodComics.
GoodComics ha le caselle, come tutte le altre fumetterie. Ma non fa tessere sconti, la casella è gratis, ed applica una scontistica fissa del 10%. Non di più, su nulla. Ma aggiunge sconti ulteriori se prendi un bel po' di robina. Almeno 100 euro, diciamo. Praticamente un procedimento one to one, per studiare la fidelizzazione del cliente nel modo migliore per lui, in modo che la cosa sia funzionale sia per lui che per la fumetteria.
GoodComics acquista 5 copie dei primi 5 numeri di ogni nuova uscita, di QUALUNQUE COSA. Non lo considera una spesa, lo considera UN INVESTIMENTO. Per se stessa, per la diffusione del prodotto, per gli stessi editori. Per la quantità di materiale ordinato stesso ottiene a sua volta sconti supplementari dalla distribuzione, che disaggravia la sua spesa e gli permette di poter meglio gestire la sua scontistica. Il resto di questo investimento lo recupera NON FACENDO incontri con gli autori. GoodComics non ha mai fatto incontri con gli autori, non gliene frega nulla, non ci crede, e non li farà mai. Sa perfettamente che la cosa non porta un centesimo nelle tasche degli autori, non porta un centesimo nelle tasche degli editori, e anzi comporta solo spese ulteriori (di pecunia e di tempo) sia per gli autori, sia per gli editori, sia per i fumettivendoli.
GoddComics però conosce il gioco del commercio, e sa perfettamente che per lavorare bisogna investire. Ecco, invece di buttar via soldi per incontri con gli autori, acquista esattamente 5 copie (con scontistica maggiorata, quindi a condizioni migliori delle altre fumetterie) di ogni singolo nuovo fumetto che esca. Oltre che a qualche copia in più (due o tre) di quelle che canonicamente vende delle major.
Offre a queste nuove pubblicazioni 5 uscite. Se dopo cinque uscite ha venduto una media di 3, 5, 7 copie, dopo acquisterà 3, 5, 7 copie. Se non ne ha venduto nemmeno uno ne acquista ancora due copie per un altro paio di uscite. Se dopo sette uscite non ne ha venduto nemmeno una, interrompe l'acquisto, e rivende 4 pacchetti completi dei primi 5 albi a prezzo molto scontato per rifarsi, ulteriormente, di buona parte dell'investimento. Un pacchetto completo invece lo tiene per magazzino. Perchè GoodComics ci tiene a mostrare di avere TUTTO. Loro ci tengono. Le fumetterie che fungono solo da casella postale no, ma quelle che sanno lavorare (e credetemi, ce ne sono. Non sembra, ma ce ne sono eccome) SI.
Questo sembra dire parecchio sulla situazione della GoodComics. Ma non basta. Essa applica una politica molto precisa anche sui manga, che rappresentano un certo tipo di problema per le fumetterie. Ma sulla questione dei manga nelle fumetterie preferirei tornare un altro giorno, data la complessità della vicenda. Basti segnalare che GoodComics conosce molto bene questo tipo di complessità ed ha una precisa politica di condotta per gestire il problema.
Inoltre, GoodComics si sbatte davvero per quello che fa: prende contatti con gli editori, se possibile cerca di bipassare la distribuzione, cercando di concordare altri rapporti commerciali, sicuramente più convenienti per entrambe la parti. In questa maniera riescono a trattare ancora meglio gli acquirenti, e quindi, spingere gli acquisti.
Ma GoodComics ha altri assi nelle maniche. In primo luogo, ha una disposizione tale del negozio che TUTTO QUELLO CHE HA A DISPOSIZIONE sia in bella vista su mensole, palchi, tavoli e via dicendo. Chiunque può facilmente sfogliare, ma soprattutto, vedere, tutto quello che c'è. Chiunque può farsi un'idea del prodotto DA SOLO.
Ancora. GoodComics si tiene aggiorata su tutto quello che vende. Fa le sue selezioni personali, e su almeno 50 prodotti aggiunge sopra un piedino con la loro particolare considerazione di QUEL prodotto. E sapete una cosa? Quei 50 NON SONO MAI delle Major. Quanto ad esse, siano esse comics, italiani o manga, hanno un vero posto d'onore SOLO se veramente meritevoli. Chi dice che siano meritevoli? Loro, ovvio. Perchè loro i fumetti che vendono li leggono. Perchè loro un po' ne capiscono. Non tanto. Solo un po'. E sono sempre capaci di dire se un prodotto è buono. Se è valido, se può crescere.
GoodComics ha un piccolo spazio con delle seggioline attorno ai tavoli che espongono i fumetti. Chiunque può mettersi lì a valutare quello che, plausibilente, potrebbe voler acquistare.
Leggere, si. Si può andare lì e leggere. Vi sembra così tanto strano? Vi sembra così tanto assurdo? Allora significa che non avete mai visto una fumetteria vera, se siete acquirenti, e che non avete un'idea di come sia una libreria vera (a cui vi piacerebbe tanto essere accomunati) se siete titolari di una fumetteria.
In un angolo Good Comics ha un distributore di bibite e snacks, ed una macchinetta di caffè e the. Questi ultimi sono gratis.
E' difficile che un cliente esca dalla fumetteria senza acquistare nulla. E' più probabile invece che prenda solo una cosa, o magari due, anche se voleva prendere una decina. Perchè domani sarà di nuovo lì, a prendere qualcos'altro..ed a rilassarsi un'altra oretta. Magari ad approfittare del posto per scambiare qualche chiacchiera con altri appassionati.
Vi chiederete ora come fa la GoodComics ad avere tutto questo spazio. Bhe, in primo luogo i suoi fondi non sono in centro, nelle vie cittadine. Al contrario, si trovano all'esterno, nelle vie priincipali ma in periferia, dove gli spazi sono più diponibili e costano molto (ma molto!) meno. E dove si trova facilemente parcheggio (alla GoodComics interessa prendere clienti da tutta la provincia, e se possbile anche da quelle limitrofe...non è così tanto "commerciante" -notare che lo dico con disprezzo- da pensare di campare svuotando le tasche fino allo stremo dei cittadini che passano a fare lo struscio in centro...e dei pochi altri che vi si recano da fuori solo perché non sanno dove andare a comprare i loro fumetti. E che a lungo andare non ci vanno più. Comprano altrove, o, semplicemente, se non hanno altra scelta, non comprano più. Bene che vada comprano tutto assieme a LuccaComics).
In più, anche se mi rendo conto che può veramente sembrare strano, GoodComics in quanto fumetteria ha deciso di fare i suoi affari nel fumetto. E' incredibile, lo so. Da GoodComics non si trova merchandising, cuscini, abbigliamento, oggettistica da cosplay, giocattoli, action figures, statue, giochi di ruolo, videogiochi, dvd, ecc.
Da goodComics si trovano soltanto fumetti. E la cosa bella, facendo tutti gli ordini, è che si trovano DAVVERO. E trovandosi, non c'è la possibilità di trovarsi a cercare qualcosa che va ordinato. Quindi non esiste la possibilità di ordinare materiale che poi non viene pagato. Perchè se uno vuole qualcosa...è lì. Lo trova, Lo prende, lo paga. E' una cosa buffissima il fatto che i fumettivendoli non si rendano mai conto che se c'è gente che fa ordini e poi magari a volte non passa a riacquistare è perchè la roba in negozio NON C'è.
La GoodComics ha una percentuale di insoluti pari a zero. Che è un altro buon modo per trovare i fondi per tenere in piedi l'investimento relativo all'acquisto delle famose cinque copie (gli insoluti in generale nel commercio sono talmente alti da dover essere considerati una voce tra le spese)
GoodComics non partecipa alle fiere del fumetto, e sopratto non partecipa a LuccaComics: sa che la scena non gli si confà. Anzi, il più delle volte gli esponenti di GoodComics chiudono il negozio in concomitanza con la fiera e vi partecipano come spettatori.
La cosa bella di GoodComics, una volta, era che avevano delle fanzines. Poi, certo, è passato il tempo, ed esse sono diventate blog, forum (nella peggiore delle ipotesi), siti di critica, pubblicazioni digitali. Sempre gratuite, ovviamente. perchè i ragazzi della GC (che non sono i titolari, ma quelli che la frequentano) devono avere modo di esprimere le loro potenzialità. Perchè dietro a un lettore c'è sempre un disegnatore, uno scrittore, un critico. E queste potenzialità vanno sviluppate da chi ha modo di farlo. GoodComics riconosce il suo importante ruolo in questa sede.
E il primo che propone fantasy, vampiri sbrilluccicanti, o anche solo semplicemente manga verrà crocifisso in sala mensa (che veramente ne abbiamo fin qui).
Anni fa, accadeva spesso che entrassi in fumetteria, dalla GC, e Sax, che era uno dei titolari, mi desse qualcosa da leggere, qualcosa di quelle novità, di quelle che passano inosservate.
Che me la desse e mi dicesse, "tieni portala a casa. Domani fammi sapere che ne pensi. Se ti piace e lo vuoi comprare lo paghi, se ti piace ma non ti interessa lo lasci, se sei dubbioso ti do il secondo". Qualche volta mi dava anche il terzo.
Qualche volta li compravo, qualche volta no. Ma una cosa è certa: se mi sono affezionato ad una serie, è stato perchè c'è stato questo passaggio. QUESTO è il mestiere di chi vende fumetti Non cercare di vendermi cose di cui veramente non possa fregarmene una beata ceppa ma che riempirebbe tanto bene le tasche del venditore...
Questa particolare cosa, dello spingere di roba che sarebbe perfetta se stampata sulla carta igienica, mi ha particolarmente irritato, soprattutto negli ultimi anni. Questo, e il fatto che comunque quelle stesse fumetterie non abbiano MAI usato nessuno di questi approcci per fidelizzarsi lettori. Ma questa è un'altra triste storia....
Questo è soffioleggero, si parla di fumetti, relax, censure, riflessioni sulla vita e sul mondo, e vendite di fumetti.
Dopo le lettere di dimissioni da firmare al momento dell'assunzione (non vi è mai successo? allora reputatevi fortunati, nella vita), ora si chiede ai lavoratori di lavorare a proprio rischio e pericolo. Sono, onestamente, tremendamente schifato. Spero onestamente che qualcuno prenda conseguenze, di qualunque tipo. QUALUNQUE: basta che queste cazzate non si vedano più.
Passo e chiudo!
P.s: stavo per dimenticarmene ancora una volta! Ric ha pubblicato la 24h di Chiara Milani!! Andate a leggerla!
P.p.s.: siamo ancora al primo capitolo de "Il soffio leggero del tempo", ma manca pochissimissimissimo al secondo. Giuro!
lunedì 4 giugno 2012
L'arrivo di Vincent
La storia di Vincent de Ville si svilupperà su parecchi albi. Non so ancora quanti, di preciso, ma di sicuro se non verranno a mancare le possibilità produttive saranno parecchi.
La struttura narrativa per la quale nasce questo personaggio è molto, molto lunga (ne parlerò in un altro post: basti sapere che risale al 1989). La storia in questione, invece, voleva essere un numero unico, inizialmente (più che altro per non sfidare troppo la fortuna), un numero UNO, poi, ed alla fine ha avuto una gestazione talmente complessa che è diventata un numero Zero (questo solo per precisare che tutto sommato è ancora un po’ più "sperimentale" dei numeri che seguiranno).
Inizialmente, infatti, quando non avevo ancora l’idea nemmeno di produrre un albo intero, erano alcune tavole qua e là, senza testi, buttate giù di schizzo, direttamente a penna, senza passare per la matita. Poi nella mia mente ha preso piede l’idea (un po’ folle, lo ammetto) dell’albo, che secondo l’idea iniziale avrebbe dovuto essere a colori, ma di 24 tavole. attorno a tavola 36 mi sono accorto che la storia in questione stava diventando troppo lunga per poter essere collocata in un unico albo, e così è nata l’idea della miniserie (senza però precisare il numero degli albi che la comporranno). Nel frattempo avevo trovato in un libretto comprato da poco (una delle mie passioni è spulciare i mercatini dei libri usati o comunque le rivendite a prezzo minorato) la teoria scientifica del demone di Maxwell, che trovai subito adattissima alla mia trama (che già si stava muovendo verso lidi simili). Decisi quindi di inserirla, creando quindi un unico filo conduttore per la trama della miniserie (che poi in realtà ho deciso di espandere), per aumentare il "sugo" della narrazione.
Ora, non so se avete idea di che cosa vuol dire riscrivere una trama quando avete già quasi tutte (ed oltre) le tavole disegnate…
Una follia, ma ormai avevo deciso che la trama avrebbe seguito questo filone.
Quindi giù, a rivedere come coordinare i disegni con le nuove direttive. Devo, ad onor del vero, ammettere di aver escluso un sacco di tavole dalla versione definitiva e di aver ridisegnato intere sequenze o addirittura scene perchè il tutto potesse integrarsi il più possibile.
Fino agli ultimi giorni ho ridisegnato vignette già esistenti perchè non mi piaceva più come si sviluppavano, e devo anche ammettere di aver disegnato un "numero uno fittizzio" che potesse risolvermi un sacco di cose rimaste inespresse nel numero zero (al quale ha fatto seguito anche un numero due , anch’esso fittizio).
Inoltre nel frattempo cominciavo a preoccuparmi dei passaggi successivi al disegno, quali la scansione, il colore, il font, i baloon, i box, la cover, eccetera.
Per la maggior parte di questi passaggi inserirò un post apposito per chi sia interessato ai procedimenti tecnici, ma devo subito fare un paio di precisazioni:
la prima riguarda il font. Non l’ho fatto io. Si tratta del font di Desdy Metus-l’insonne, che il buon Giuseppe di Bernardo, buon amico, mi ha passato appositamente per l’iniziativa.
La seconda riguarda la cover. Ne avevo realizzata un’altra, appositamente dipinta con acrilico e disegnata a penna su banner plastico, ma pochi mesi prima di andare in stampa ci ho ripensato ed ho optato per qualcosa di più…dinamico, diciamo.
Così ho sviluppato quella che poi sarebbe stata la definitiva.
Durante la realizzazione dell’albo, ho compreso che realizzare delle tavole pre-stampate con i bordi delle vignette già marcati mi avrebbe semplificato notevolmente le cose. E così è stato, velocizzando di gran lunga il mio lavoro.
Alla fine, dopo 14 mesi dal disegno della prima tavola, il numero Zero è stato concluso. Sono seguite diverse prove di stampa, e poi via, quello che sarà sarà. Alla fine il risultato finale è stato un albo a colori, di 32 pagine più la copertina (quindi 36), che non rappresenta per forza la struttura degli albi che seguiranno.
Spero che in qualche modo avrete modo di trovarlo in giro e di leggerlo..io vi auguro buona lettura!"

domenica 3 giugno 2012
Le fumetterie costano di più
Nei giorni scorsi ho iniziato a trattare un argomento piuttosto importante nella questione fumetto. Qua e qua potete leggere le prime due parti.
E' giusto premettere che stiamo parlando di fumetti, di comics, di manga. Di graphic novel. La gadgettistica se la possono vendere anche al supermercato. Le fumetterie servono per vendere i fumetti, e basta.
Ora, mi chiedo, ma dato per scontato che le fumetterie non adempiono al loro servizio di pubblica utilità, c'è da chiedersi perchè ancora funzioniamo su questo criterio infunzionale e dannoso per la realtà editoriale del nostro paese (perchè, c'è da dirlo, la cosa vale per l'Italia, altrove non è sempre così)? Non potremmo cominciare a fare gli ordini personalmente dalle case editrici? O al limite, al distributore? Cioè, considerando il fatto che la maggior parte delle case editrici viene sistematicamente esclusa da questo sistema, molto più pratico e realistico potrebbe essere saltare il passaggio della fumetteria.
E' pur vero che questo comporterebbe pagare a parte le spese di spedizione, che al momento sono a carico...dell'editore, nel tragitto che da dallo stesso al distributore, e del distributore, per il tragitto che va dallo stesso alla fumetteria. Insomma, c'è questo dazio, me ne rendo conto. Questo comporta un importo di 1,28 € AL MASSIMO per pezzo ordinato (tramite spedizione con piego di libri...quello editoriale l'hanno eliminato, ma quello normale esiste ancora). Ma AL MASSIMO. Mi rendo conto che anche 1,28 comunque è una cifra che può inficiare sul prezzo di copertina, e quindi sulla potenzialità d'acquisto. Vero.
Ma state considerando che la fumetteria trattiene cifre che si aggirano anche fino al 50% del prezzo di copertina? Cioè, se voi andate a comprare qualcosa che costa 5 euro, qualcosa meno di 2,50 vanno in tasca all'editore. Ammettiamo ora che esso debba guadagnarci sempre la stessa cifra, i suddetti 2,50: ad essa andranno aggiunti i costi di spedizione, arrivando AL MASSIMO a... 3,78. Molto meno di quanto costa in fumetteria! Per arrivare a spendere di più, il prodotto dovrebbe costare, in fumetteria, 2,50 €. Cioè, covrebbe essere un prodotto che la maggior parte delle fumetterie non ordinerebbero neppure, se non facesse parte delle major. Insomma, praticamente ordinare all'editore sarebbe sempre più conveniente. Certo, per non dover pagare il contrassegno il prodotto dovrebbe essere pagato al momento dell'ordine...ma qual è il problema?
E quindi su questo c'è da ragionare. Perchè ci affidiamo alle fumetterie? Perchè dobbiamo scegliere da un catalogo? Ma chi li legge questi cataloghi, ammettiamolo?
Dunque, non è per essi. Quindi, le fumetterie stanno in piedi per vendere le major e i manga. Cioè, la minoranza delle produzioni.
C'è qualcosa che non mi quadra...
C'è qualcuno che sa spiegarmi per quale motivo dovrebbero continuare ad esistere le fumetterie?
Questo è soffioleggero, si parla di fumetti, relax, talvolta censure, riflessioni sulla vita e sul mondo e vendite di fumetti.
Oggi il nanerottolo ha detto che ieri scherzava, quando ha detto che potremmo stampare gli euro nella nostra zecca. Tonti noi che l'abbiamo preso sul serio.
Buffo che la nuova dichiarazione esca fuori oggi, dopo che tutta Italia gli ha fatto notare che non capisce un tubo di economia. Qualcuno dovrebbe spiegargli la Legge di Gresham...
Passo e chiudo!
sabato 2 giugno 2012
Il mestiere di vender fumetti
Ogni tanto resto indietro di un po' di cose. Non avevo ancora segnalato, ad esempio, che qualche giorno fa Ric ha pubblicato la 24h 2012 di Laura Pantò.
Laura ha sempre delle belle uscite, nelle sue realizzazioni. Come ho scritto nel commento che ho lasciato nel blog di Ric, mi piacerebbe vedere una storia della Laura ogni mese. Mi mettono sempre di buonumore, è una ragazza che sa sicuramente raccontare. E non avete mai avuto modo di vederla all'opera: osservare con che sicurezza tira quelle linee dritte o curve a mano libera è sicuramente uno spettacolo.
Quindi, invito caldamente la Laura a realizzare almeno un paio (o anche tre) di 24h al GIORNO, che poi le leggo velocemente e me ne servono parecchie per appagare la mia passione della sua lettura.
Muoviti, Laura! Sono pronte?
Scherzi a parte.
Ieri ho introdotto un discorso sulle differenze tra chi i fumetti li fa e chi li vende. Una differenza abissale. E se chi di mestiere fa il venditore di fumetti fa un lavoro difficilissimo, come altri in altri luoghi hanno già discusso, chi si occupa di fare da luogo di posta per ritirare quello che tu hai già ordinato, secondo me fa un lavoro che non rappresenta par nulla il suo mestiere.
Mi spiego meglio. Voglio che chi non è del settore sia in grado di comprendere.
Esiste un catalogo dei prodotti pubblicati. In questo caso, ovviamente, parliamo di fumetti. E' bene precisare che per fumetto si intende un prodotto che non ha nulla a che vedere con i libri. Anche se il libro in questione contiene un fumetto, il prodotto "albo a fumetti" ed il prodotto "libro a fumetti" seguono canali del tutto differenti. Se comprate un fumetto in libreria, che so, il grande libro dei Peanuts, avete comprato un libro. Se lo trovate in fumetteria (e sottolineo SE) significa che la fumetteria l'ha ordinato seguendo un altro canale.
Poi ci sarebbero le distribuzioni da edicola, ma quello è un prodotto molto più diverso ancora. Non è di esso che voglio parlare ora.
Voglio parlare dei fumetti che potete comprare, generalmente, in fumetteria (o libreria specializzata, che dir si voglia).
Dunque.
Se esce un libro di, che so, Tizio Caio, e io so che è uscito, vado in libreria e mi aspetto di trovarlo. Se lo trovo, magari gli do un'occhiata, e se mi rendo conto del fatto che mi aggrada, lo compro.
In questo caso, tutte le parti sono soddisfatte: io, il fruitore, ho trovato il libro e l'ho potuto acquistare. Il negoziante l'ha potuto vendere, e l'editore ha concluso una transazione. E forse l'autore ci guadagna qualcosa, forse, ma anche questo è una cosa che non intendo discutere ora.
Quello che mi interessa è che la libreria ha fatto il suo dovere, e tutte le parti sono soddisfatte.
Ora, prendiamo la medesima situazione e spostiamoci in fumetteria. Esce un fumetto di Sempronio Qualunquini, io so che è uscito, vado in fumetteria e mi aspetto di trovarlo. Ebbene, nella stragrande maggioranza dei casi (considerando il numero di editori presi in considerazione) NON LO TROVERO'. Quello che troverò saranno sempre le solite etichette, i soliti editori, i soliti prodotti.
Questo accade perchè i titolari di dette fumetterie non acquistano i prodotti dei piccoli editori. Non li acquistano perchè non si vogliono sbattere a provare a venderli, perchè è più facile vendere Naruto che una qualunque delle chicche che il mondo della piccola editoria ci regala.
Se stessimo parlando di un commerciante che vende saponette o magliette, confesso che lo comprenderei. Gli affari sono affari.
Ma una libreria (cosa che una fumetteria è) compie un servizio di pubblica utilità. E se non lo fa, se per ordinare qualcosa aspetta che tu vai dentro, sfogli i cataloghi, e lo ordini (nella ottimistica ipotesi che decidano di ordinarlo, comunque-possono decidere di non farlo per mille motivi), io direi che questo servizio di pubblica utilità non viene compiuto.
Questa sensazione non è facilmente intuibile, perchè, diciamo, su cento editori esistenti, una decina di essi pubblicano più di cento titoli al mese (sono numero un po' così, a caso, puramente indicativi, giusto per comprendere il discorso), e i restanti 90 pubblicano, che so, una media di un albo ogni tre o quattro mesi. Nel contesto degli albi pubblicati, questo comporta 12000 albi l'anno da una parte, e 270 dall'altra. In parole povere, un quarantacinquesimo dei prodotti non sono presenti nella vetrina dell'acquistabile. In linea di massima, una piccolissima percentuale, che se fosse equamente spalmata sarebbe anche accettabile e comunque facilmente rimediabile.
Il problema è che questa spalmatura non avviene, e tale situazione di fatto rende INVISIBILE il prodotto del 90% delle case editrici pubblicate. Cioè la stragrande maggioranza.
Direi che siamo quasi di fronte ad un cartello censorio, che così facendo cancella il pluralismo. Il quasi ovviamente è una battuta.
Naturalmente tutto quello che scrivo è unicamente una mia opinione, supportata da dati di massima. Sono prontissimo ad un dibattito, nei commenti, sull'argomento, anche con dati effettivi. Non è mia intenzione fare della polemica, quanto invece portare alla ribalta la situazione per come realmente è sperando che prima o poi qualcuno decida di porvi rimedio. Magari resosi conto del danno.
Questo è soffioleggero, si parla di fumetti, relax, talvolta (un po' spesso, ormai) censure, riflessioni sulla vita e sul mondo. Per ora di vendite di fumetti.
Sua emittenza ha proposto di stampare gli euro direttamente nella nostra zecca privata. Al di là del fatto che se fosse stato fatto nel 2001 avrebbe potuto anche essere una proposta interessante, invece di farci massacrare dal signoraggio, noi abbiamo sempre la tendenza di chiudere la stalla quando i buoi sono scappati. Qualcuno dovrebbe spiegarmi su quali solide basi riusciremmo a garantire il valore della valuta "euro nazionale" nel confronto internazionale. Per tutto coloro che apprezzano l'umorimo del cavaliere, alla salute. Per tutti gli altri c'è sempre la solita triste risata di sconforto.
Passo e chiudo!
giovedì 31 maggio 2012
Il capo 9
Dunque. Parlavo ierisera di cosa si farebbe in questo paese se fosse un paese serio. Chiaramente il "se" rappresentava un condizionale forte, come dire "se questo fosse un universo parallelo..."; ma questo non è un universo parallelo, è sempre il nostro universo lineare e pure un po' piatto se mi è concesso, e in questo piattume la festa del 2 giugno si farà, si, ma sobria. Ero un po' confuso, e sono andato a cercare ulteriori informazioni. "Sobria" significa che non ci saranno i cavalli, e non ci saranno le frecce tricolori. La presenza dei militari sarà ridotta del 20 %. Questo significa sobrio, per queste persone.
Se i militari fossero ridotti ancora dell'80 %, se non si fossero SPRECATI soldi per i preparativi, se si prendesse un politico, uno qualunque, tanto è uguale, e gli si dicesse "da ora vai avanti con 800 euro al mese, prendi l'autobus e devi avere problemi a tirare avanti COME QUALUNQUE ALTRO ITALIANO ONESTO, e tutto il resto del tuo stipendio e dei tuoi benefit lo si indirizza dove è giusto che sia (non in tasca a te)", e così anche per tutti gli altri, se infine a queste stesse persone si desse una pala in mano e li si mandasse a lavorare sul serio, ecco...questo sarebbe sobrio.
Fino a quel livello sono sempre le solite puttanate all'italiana maniera. E la finiamo qua.
Anzi, no, solo una domanda: c'è qualcuno in grado di spiegarmi perchè la giornata di lutto nazionale sarà il 4 giugno?
Mi sono ritrovato, ultimamente, a sorprendermi di quanto mi piacciano le nuove chine. E' un'emozione che mi capita di provare stremamente raramente, quindi va decisamente goduta fino in fondo.
Non so per quale motivo non mi capiti così spesso come vorrei. Quando succede, mi sento bene, profondamente bene. Se ho mal di testa non lo sento più, se ho qualche problema fermo tutto e non ci penso più... e se avevo fame questa scompare, magicamente. Tutto quanto vive della soddisfazione della vita di questa china.
Perchè è una cosa che va bene. Quando c'è qualcosa che va bene, ALMENO UNA, per un momento va bene tutto.
Ma di questi tempi è difficile trovarne anche solo una.
Ad ogni modo, stasera chiudiamo con l'ultima striscia del capo. Se la memoria non mi inganna, ho materiale pronto per realizzarne ancora parecchie, e sicuramete lo farò. Ma per il momento, questa è l'ultima. Ho già spiegato la storia della pubblicazione del capo, come sia iniziata e come sia finita. E' stata una cosa abbastanza improvvisa, e non c'è stato il tempo di concludere le strisce già preimpostate.
Quando le trovo le finisco, prometto! Intanto, credo che dalla prossima settimana partiremo con le strisce della Vale!
Questo è soffioleggero, e ultimamente cerco di mantenermi...sobrio...dall'incazzaura nei confronti dello stato. Passo e chiudo!
mercoledì 30 maggio 2012
1,16,350, 14000.
Stamattina mi sono svegliato sussultando. Mi ero appena addormentato, dopo tre notti che non dormo dal mal di testa, cosa di cui soffro orrendamente dai tempi della tipografia e che non mi ha mai più abbandonato (non ne avevo mai sofferto prima).
Nel dormiveglia mi sono detto che dovevo smetterla di dondolare la gamba, che facevo ballare tutto. Poi mi sono detto che no, non stavo dondolando la gamba, probabilmente me lo sono sognato. Poi però ho notato che la gamba effettivamente stava dondolando. E che non ero io a farla dondolare. E' stato un istante: l'attimo dopo stavo guardando i mobili ballare e i lampadari dondolare mentre correvo come un missile verso l'uscita.
Fuori, gente nelle strade che gridava spaventata.
Sono esattamente 501 anni che la zona non veniva interessata da terremoti di tale entità. Continuo a pensare che sia veramente un caso stranissimo che il governo abbia tagliato i fondi per la ricostruzione dalle catastrofi appena qualche giorno prima del sisma dell'atro giorno. Mha. Ma mi fermo qua, che poi mi danno del complottista, per carità, ne ho piene le tasche di queste storie. Mi piace notare strane coincidenze, ecco tutto. E mi piace contare.
Ora, se questo fosse un paese serio, si prenderebbero i soldi della parata del 2 giugno, TUTTI, e si destinerebbeo alla ricostruzione. Se fosse un paese serio si prenderebbero i soldi del viaggio del Papa, TUTTI, e si destinerebbero alla ricostruzione (si, lo so che il Papa non fa parte dello stato italiano, ma quando si tratta di metter bocca e rovinare le cose che funzionano c'è sempre, quindi che ci sia anche quando le cose vanno male e si può fare qualcosa concretamente per migliorarle). Se questo fosse un paese serio si prenderebbero i soldi dei rimborsi elettoriali dei partiti, TUTTI, e si destinerebbeo alla ricostruzione. Se questo fosse un paese serio, si prenderebbero tutti quei soldi sprecati della politica (cioè tutto, spese e benefit inclusi, tutto quello che va oltre lo stipendio di un comune operaio che si prende un qualunque politicante italiano), TUTTI, e si destinerebbero alla ricostruzione. Se questo fosse un paese serio non compreremmo nuovi aerei da guerra e destineremmo quei soldi, TUTTI, alla ricostruzione.
E poi magari, una volta conclusa la ricostruzione (con questi fondi si farebbe alla svelta), si potrebbero usare gli stessi fondi (che non è che il Papa fa un viaggio all'anno: che se ne stia un po' a casa, anziano com'è) per cominciare a risolvere i problemi italiani.
Voglio far notare che il debito pubblico, TUTTO, corrispondebbe alla cifra guadagnata dagli italiani (se tutti gli italiani percepissero uno stipendio sociale COMUNQUE DA FAME di SOLI 1000 € al mese) in tre (dico, TRE; non 300. TRE!) anni.
Se governo e banche volessero potrebbero risolvere tutto a stretto giro di prestiti e BTP. Questo vale per l'Italia e vale per tutta L'europa, ed il mondo.
Ricordatevi SEMPRE che quando vi dicono che le cose sono complicate vi stanno prendendo per il culo. Ricordatevi che il denaro è solo carta. Ricordate che la maggior parte delle cose che vi dicono sono solo cazzate. E su quelle cazzate ci riducono in miseria e di conseguenza ci governano.
E intanto c'è una popolazione senza casa, senza futuro, senza speranze. Mentre tra qualche giorno ci sarà la solita stupida parata militare.
Oggi non allego nulla, per rispetto di quei 16 morti, un disperso, 350 feriti e 14000 sfollati che hanno riempito le pagine dei giornali oggi. Mentre qualcuno sta ancora a parlare del campionato.
Questo è soffioleggero, e sono incazzato, rammaricato e triste. Passo e chiudo.
domenica 27 maggio 2012
Dall'altra parte NON C'è NESSUNO.
Quanto è bello il fatto che Websolution mi comunichi per centordicesima volta che uno dei miei domini è stato disattivato? A nulla valgono le comunicazioni, ormai ne sono certo, dall'altra parte della rete non c'è nessuno. E' tutto automatizzato. Automatizzato male, intendo.
Ma a parte queste sciocchezze, ributtiamoci un altro po' nell'amarcord. Era il 4 novembre 2005. Da quel che mi posso ricordare oggi, era un periodo BELLISSIMO della mia vita. Solo che allora, com'è ovvio, non lo sapevo. Credevo che la mia vita fosse schiacciata in una morsa, e forse questo non riuscire mai a cogliere la felicità quando c'è è la maledizione della mia esistenza.
Il fatto che però oggi dica che era un periodo bellissimo, indica che ora la mia vita è pesantemente peggiorata. Oppure forse sono felice anche ora e non sono in grado, di nuovo, di vederlo, di riconoscerlo.
Comunque sia, non sono in grado di stabilire quale sia la verità. In un modo o nell'altro, sono in trappola.
O forse non è una trappola, ma una gabbia di sicurezza.
Sono al sicuro, o sono in prigione? C'è una branchia della filosofia in grado di spiegarmi questa cosa? Di rispondere ai miei dubbi?
Il post che quel giorno scrivevo sul mio vecchio blog, tempo dopo, è stato cancellato dai post visibili. Qundo è intervenuta la CENSURA, ho lasciato il testo al suo posto ma l'ho trasformato in bozza, in modo che solo io potessi continuare a vederlo. Al contrario di altri testi che cancellai proprio dal blog, più avanti vedremo perchè. Testi che ho recuperato IN TOTO, e che stavolta ripubblicherò e lascerò qua COMUNQUE.
In realtà il post era molto serio, ed analizzava un problema sociale che il tempo avrebbe messo pesantemente in vista (del quale, invece, all'epoca ben in pochi parlavano). Si intitolava
"UN ANNO E MEZZO DI LAVORO ALL'ANNO.
Vorrei spingervi ad una riflessione: quanto tempo dedicate al lavoro?
Una volta un tale decretò che in una vita normale 8 ore dovevano esser dedicate al lavoro, 8 ore al riposo e 8 ore alla "vita", generico, qualunque cosa si intenda.
Sabato e domenica esclusi.
Mi chiedo: è ancora così? Analizzando la mia vita posso dire che, fino ad un certo punto, diciamo, il sabato e la domenica sono stati veramente liberi. Fino alla terza elementare, direi. Poi i compiti hanno cominciato ad invadere anche la sfera dei giorni liberi, delle vacanze, di tutto. Ma lasciamo stare. Diciamo che era investimento di studio, va’.
Con il passare di (tanto) tempo, durante lo studio universitario possiamo dire che grosso modo la domenica si riusciva sempre a lasciare libera, ma in genere ogni giorno il tempo "dedicato"allo studio (faccio questo ragionamento intendendo lo studio come il "lavoro" dello studente) era all’incirca di 14 ore al giorno.
Questo conto viene eseguito partendo dal momento in cui ci si sveglia al mattino (partendo dal presupposto che se non avessi dovuto studiare o lavorare mi sarei senza dubbio svegliato ad un orario diverso) fino al momento in cui si torna a casa senza dover riprendere l’attività di cui sopra (vale a dire, cioè, che se nel frattempo mi fermo per mangiare, a casa, o fuori, per poi dover riprendere a lavorare, è sempre tempo dedicato al lavoro -o allo studio- dato che se non doveste riprendere forse mangereste ad un orario diverso, o con meno fretta, o comunque con meno stress).
Poi c’è stato il periodo in cui studio e lavoro si sono sovrapposti, arrivando comunque ad esser quasi sopportabili.
Fino ad un paio di anni fa, questo tempo dedicato al lavoro (finito il periodo di studio) ha sfiorato talvolta le 18 ore giornaliere. Oggi, con tanta buona volontà di migliorare la qualità della mia vita rendendomi conto della merda che vi circola attraverso, questa media si è soffermata sulle 14 ore giornaliere. Credo di poter migliorare ancora la cosa portando la quantità in questione a 13, poi però non intravedo più margini di miglioramento di alcun tipo.
Questa è la realtà odierna del lavoro, questa in cui vi chiedo "quanto tempo dedicate al lavoro", che, attenzione, non vuol dire (dal punto di vista di chi vi paga) "quante ore al giorno lavorate", ma vuol dire, dal vostro punto di vista "quante ore al giorno vengono sottratte alla vostra libertà per il lavoro", che per voi è sostanzialmente la stessa cosa.
Pensando di poter arrivare a non oltre la soglia delle 13 ore, su questo presupposto io affermo che (per quello che mi riguarda, certo) le ore in più dedicate al lavoro oltre le probabilmente giuste 8 sono 5.
Cinque ore.
Cinque ore di libertà perse. Certo, forse una di queste, o poco più, o poco meno, verranno anche in qualche modo pagate…ma le altre? Mettiamo che una sia pagata, mentre 4 no.
Ci sono quattro ore al giorno, dal lunedì al venerdì, di libertà persa. Vi sembrano poche? Per un mese lavorativo fanno 88 ore. In un anno sono 1056, vale a dire…44 giorni!!! O, se preferite, 132 giorni lavorativi. Fa impressione, vero?
Sono la bellezza, tonda tonda, di sei stipendi persi che nessuno pagherà mai, eppure voi questo tempo non lo avete usato, che so, per andare al cinema, divertirvi, uscire con la fidanzata o la moglie, oppure per stare assieme ai vostri figli, o anche solo per cercare di migliorare la vostra vita.
No. Voi questo tempo lo avete dedicato al lavoro.
La prossima volte che sentirete lo stimolo a fare di più per la vostra "azienda", riflettete su questo."
Ecco, basta. Non voglio dare altre spiegazioni. Pensate quello che vi pare. Vi dico solo che all'epoca dalla prima pagina di Repubblica.it si poteva accedere a quei testi di Kataweb che erano risultati più incisivi negli ultimi giorni. Questo era uno di quei testi, quindi raggiungibili dalla prima pagina del giornale. Potenzialmente raggiungibile da milioni di persone.
E sono stato costretto a farlo sparire.
Non dico altro.
Questo è soffioleggero, si parla di fumetti, relax, censure, riflessioni sulla vita e sul mondo. Anche oggi, lo stato ha avuto il suo pegno di sangue. 74 anni, Cagliari, oppresso da tasse e debiti. Tenta di asfissiarsi, lo salvano, poco dopo si spara.
Questo sistema economico mi fa sempre più schifo.
Passo e chiudo!
Soddisfazioni e vittorie di Pirro.
Ok, ci siamo. Facciamo un po' il punto generale. In questo momento, lo script del nuovo capitolo de "Il soffio leggero del tempo" è concluso. E chiaramente, lavorando lo stesso direttamente sulle matite principali, sono concluse anch'esse.
Il fumetto ha subito una sosta d'arresto di due settimane, ma ne è valsa la pena, suvvia: ora, da lunedì inizio le chine, e poi si parte con il nuovo ciclo di pubblicazione. Man mano che procederà, vedrò di recuperare le due settimane perse e di metterci quindi in pari con quanto avevo detto avrei fatto, vale a dire un tot di tavole (di media) ogni tot tempo.
Sono molto soddifatto di questa nuova opera. Sto ricevendo solo critiche positive, e vedo che la storia attira. Anche se molto lentamente, i follower crescono anzi, invito tutti coloro che seguono stabilmente l'opera a registrarsi come lettore fisso...fa piacere :)
Segnalo inoltre che, una volta terminato il secondo capitolo, renderò pubblico il link del blog e comincerò a pubblicizzarlo su Facebook. A quel punto, quindi, coloro che ricevono ogni giorno il link del nuovo post come messaggio privato non lo riceveranno più, a meno che non mi facciano diversa comunicazione. Iscriversi come followers resta comunque il modo migliore per continuare a seguire il blog.
Nel frattempo continua la pubblicazione delle striscie di atomica (come stasera), per tentarne un recupero attivo. Per amor di cronaca, segnalo anche che Marfisia sta continuando le matite di Cycero, e presto vedrete qualcosa di nuovo anche in tal senso. E poi ci sono le 24h 2009, direi che ormai possiamo iniziare a pubblicarle, nessuno ha avuto nulla da ridire.
Punto di svolta per il blog, dunque. Esattamente come la storia. Siamo pronti?
p.s: continua la mini saga del presid...cameriere nero. Che come diceva qualcuno, all'epoca, è "abbronzato". Il capo somiglia molto a quel qualcuno. I capi si somigliano tutti.
Questo è soffioleggero, si parla di fumetti, relax, riflessioni sulla vita e sul mondo. In abruzzo un'altra vittima dello stato. Quando saremo finiti tutti non ci sarà più nessuno su cui scaricare il debito pubblico.
Mi sembra una vittoria di Pirro, però...
Passo e chiudo!
mercoledì 23 maggio 2012
Making of: tavola 10

Ok, ok. Lo so. Ancora una volta senza matita. Dai, oh, dal secondo capitolo le faccio tutte. Promesso.
Intanto, però, questa china mi piace un sacco. E come la china, mi piace il relativo acquerello.
Che ovviamente, come ogni acquerello in fase iniziale di scansione, ha un colore molto blando. Va contrastato. E allora facciamolo, suvvia.
Ecco, ha già cambiato decisamente faccia. Ora ci sta bene una bella virazioncina nelle curve,
e poi un bel bagliore diffuso.
Ora veniamo a trattare gli elementi che ho tralasciato dal lavoro puramente materico appositamente per poterli trattare al computer. Inizialmente, aggiungo un livello gradientato ai vetri.
Ok, ora andiamo a rimontare il famoso cielo stellato. In alcuni punti più di una volta. Questo passaggio è solo per ottenere i riflessi sui vetri e sulle superfici riflettenti.
Ecco, è venuto il momento di montare il cielo anche sullo sfondo, e dopo, il riflesso dei massi volanti sui vetri.

Infine, aggiungo una bella strisciata di giallo per colorare i..che diamine sono?Bhe, quei cosi gialli che circondano la cupola. Dopo, ricarico il livello dei neri per rimettere i colori al posto giusto. Infine, aggiungo un bel flare per rendere tutto più luminoso.

Ok, a posto. Posso rimontare la gabbia originale, rimuovere il cielo in sovralivello in eccesso, e poi impaginare vettorialmente la tavola.
Ed ecco il risultato finale!
Ho deciso che non ricaricherò più l'impaginato del making of, lasciando alle tavole il compito di mostrare i vari passaggi di lavorazione. Caricherò l'impaginato solo alla fine del capitolo, così che sia possibile vederlo tutto. Ogni volta che pubblicherò il making of, invece, allegherò il link alla pagina specifica (come questa) che contiene la descrizione delle tavole precedenti.
Per chiunque voglia dare un'occhiata all'ultimo impaginato, invece, questo si può trovare qua.
Come al solito, invece, segue l'impaginato definitivo del primo capitolo.
Questo è soffioleggero, si parla di fumetti, relax, riflessioni sulla vita e sul mondo. No, dico, la gente che si diverte a spostare i palazzi l'avete vista? E' un mondo che sta impazzendo, mi sa. Divertente, però.
Passo e chiudo!
martedì 22 maggio 2012
I cieli d'acciaio
Era il 2009. Se la memoria non mi inganna, stiamo parlando di ottobre (deve essere uscito in contemporanea con LuccaComics). Ric ci lavorava ormai da tempo, ed era ora che uscisse. Era riuscito a superare se stesso con l'uscita del primo episodio di Godless (iniziato dopo e finito prima: cose che capitano spesso nel fumettomondo), qualche mese prima, ma aveva cominciato a lavorare sulla sua opera primordia molto tempo (e ancora vi è all'opera, se è per questo...bhe, certo, è anche all'opera su Godless, ma questo fa molto meno testo, essendo il primo una miniserie scadenziata precisamente sin dalla sua ideazione, ed il secondo un'opera ancora decisamente aperta).
Ero davvero orgoglioso di questo prodotto. Con esso, la SteamPress raggiungeva la terza uscita seriale di un certo livello, dopo Vincent de Ville e Steam!Magazine, con la differenza che Steam!Magazine è un contenitore, e Vincent de Ville è mio, quindi questo era il primo prodotto interamente di qualcun altro che riusciva a raggiungere la pubblicazione in un volume a se stante.
Sul titolo del primo albo abbiamo discusso a lungo. Per tutto il tempo di lavorazione, esso è stato "Abissi d'acciaio", come il famoso romanzo di Asimov, cosa che peraltro avrebbe creato un bel paralleliso con quello che all'epoca avrebbe dovuto essere il quarto albo della serie di Vincent de Ville e che avrebbe dovuto intitolarsi (e ancora si intitolerà, quando uscirà), "Neanche gli dei", altro romanzo di Asimov. Poi l'albo di Vincent non è più uscito, e decidemmo di intitolare il primo albo di Ant Hill "Cieli d'acciaio". Perchè? Non ne ho la più pallida idea. No, giuro, non me lo ricordo proprio.
Sono convinto che lo stesso Ric riguardi queste vecchie tavole come si guarda un prodotto acerbo, della propria era preistorica di autore, esattamente come qualunque autore guarda qualunque sua creazione anche di un paio di anni prima. Ovviamente, le sue tavole erano ancora ingenue, talvolta acerbe, eppure traspiravano vita: quella che si deve sentire in un fumetto per poter dire che comunque, in qualche modo, si, funziona! Ricordo che gli feci rifare molti elementi, e lui, paziente e solerte, non ha mai detto "eh, ma ci vuole tempo...ci vuole altro lavoro...l'allineamento dei pianeti...la congiunzione astrale...la luce della lampada...", no: sempre a capo chino (che se non lo tira su lo riempio di scappellotti, prima che ci venga la gobba) a correggere tutto quello che poteva essere corretto, a volere, con tutto il cuore, che il suo prodotto uscisse come lo voleva, come lo sentiva, ed al meglio di quello che avrebbe potuto essere (non era ovviamente sensato chieder più di questo: ma ottenerlo da chiunque sarebbe già molto più del massimo), a dirmi che è un BEL direttore.
Ci furono anche litigi e discussioni per questo albo. Oh, non tra di noi, sia chiaro: né tra me e Ric, né tra noi e nessun altro esponente del nostro gruppo (a tutt'oggi, mi risulta che gli unici a menarsi siamo io e Marfisia, quando discutiamo delle trame, sulle quali non siamo mai d'accordo). No. I problemi ci furono con esterni. Qualcuno avanzava pretese sul lavoro di Riccardo, cosa che per un certo periodo ci ha anche portato a riflettere sulle decisioni da prendere sull'organigramma della casa editrice (e poi infine a prenderle).
Ma non è questo il posto adatto a parlarne, o comunque forse è solo il momento, a non essere quello giusto. Prima o poi certe cose verranno fuori, credo. Bhe, vedremo. Era solo interessante denotare come il suo sia stato al centro di contese.
Comunque, Ant Hill ebbe un buon riscontro di critica, tanto da essere citato anche su Fumetto d'Autore (anche se nella foga lo scrissero male, e poi non l'hanno più corretto), assieme ad alcuni altri nostri prodotti. Perchè dico queste cose proprio ora? Ma perchè siamo prossimi all'uscita del prossimo albo, è ovvio!
Non so bene come sia messo Riccardo, ma so per certo che le tavole sono del tutto concluse. Probabilmente c'è da curare ancora le grafiche delle copertine (appena avrò la definitiva la posto subito) e il pezzo d'apertura, dopodichè, appena avremo finito di stampare un altro volume -e appena avremo aggiustato la nostra posizione con l'associazione culturale, c'è anche questa cosa da fare- la nostra tipografia interna sarà tutta per Ant Hill 2.
A proposito, come avrete notato, ho deciso di adottare qualche cambiamento nelle presentazione degli albi: ora metto sia il volume impaginato con Issuu (l'anteprima) che le stesse tavole di cui la stessa si compone all'interno del post. Così le avete entrambe, e potete guardarlo come meglio vi pare.
Eh, uh, prima che me ne dimentichi: oggi è lunedì, e di lunedì di solito pubblico i video. Ecco qua:
Potete trovare i precedenti qua. Oh, ma lo sapete che le song messe a disposizione da Youtube gratuitamente sono fighe? Non credevo (ne trovate un esempio nel video 7)...Peccato che non abbia ancora imparato ad allineare durata del video e numero delle song. Anzi se qualcuno lo sa fare e me lo spiega nei commenti mi fa un piacere.
In chiusura, come sempre, il primo capitolo-completo- de "Il soffio leggero del tempo", il nuovo fumetto del sottoscritto che da anche il titolo al blog stesso. Tra qualche giorno partiamo con il nuovo capitolo (sono alla 13ma matita).
Questo è soffioleggero, si parla di fumetti, relax, riflessioni sulla vita e sul mondo. Il movimento 5 stelle vince..no, che dico vince, stravince...ma no! IPERvince a Parma, con una percentuale di voti che non credo di veder raggiungere a nessun partito DA SOLO da...cioè, no, mai. Non credo di averlo mai visto.
Che possa trattarsi dell'inizio della fine della politica? Non lo so, eh! E' solo una domanda...











