giovedì 31 maggio 2018

Le spiegazioni del 2018

LE SPIEGAZIONI

(Immagino di esser di fronte ai miei personaggi storici, e seguito in diretta anche da tutti voi che leggete)

Buongiorno a tutti.

Bene, ci siamo. Ormai avete capito che le cose non sono più come una volta, pertanto vi ho convocati qua per spiegarvi nel dettaglio cosa sta cambiando, e come.

Ci addentriamo quindi in quella che ho già definito fase 1, fase che -al momento- è composta di 218 punti, suddivisi in una introduzione e ben sei cicli.

Questi, a livello personale, comprendono punti che servono a portare avanti "La leggenda o del perché del dir si voglia" in senso stretto e anche in senso vasto; soluzioni a questioni personali che in qualche modo devo trovare, e piccole cose che sto lasciando indietro (alcune anche da tanto) e che ritengo debbano trovar compimento.

A te che leggi, però, interessa solo sapere in che modo andrà avanti "La leggenda o del perché del dir si voglia", e per il momento solo in senso stretto (ci sarà modo più avanti di scoprire anche il senso vasto).

L'introduzione della fase 1 comprende le spiegazioni (e perciò possiamo dire di aver iniziato, finalmente), la pubblicazione dell'introduzione (inedito, che sarà pubblicato il prima possibile), e la modifica della struttura della pagina stessa del romanzo, che avverrà in maniera graduale (inutile spiegare ora come: ad ogni cambiamento seguirà un post dedicato, per rendere il più agevole possibile la mutazione).

Facciamo quindi una spiegazione generica, prima di tutto. Come potete vedere dall'immagine allegata (ma anche da quella del precedente post), ho convocato tutti i miei personaggi per spiegar loro, uno ad uno, perché ad un certo punto tutto l'impegno da loro professato non è più stato necessario, e anche che fine ha fatto il loro mondo. Dovete infatti sapere che per circa dieci anni essi sono stati protagonisti di diverse serie e pubblicazioni singole a fumetti (e non) pubblicate su diverse testate della SteamPress, assieme anche ad altri personaggi.

Degli altri personaggi parleremo quando sarà il momento. Per ora ci occuperemo solo di quelli che compongono la mia continuity, e già con loro ci sarà da lavorare parecchio.

Ho dovuto spiegare loro che era diventato complicato star dietro alle loro pubblicazioni a fumetti, che richiedono tanto tanto tanto tempo e raccontano molto poco. E secondo, che mancava qualcosa. Qualcosa di importante.

Ma mi rendo conto che qui servono ulteriori spiegazioni.

Nel tempo, diverse persone si sono succedute alla realizzazione delle mie storie, nei disegni ma anche nei testi.

Una persona in particolare, Marfisia, ha fatto talmente tanto per la loro evoluzione (più che per la loro stesura) che sarebbe assurdo non prenderla in considerazione, anche ora che la sua vita è fatta di altre storie ed altri personaggi.

Marfisia era un caso esempio: ella scriveva benissimo, ma aveva problemi immensi a muoversi nella mia continuity. Perché? Perché per quanto mi sforzassi di spiegargliela, essa si basava unicamente su quattro elementi:

-il già pubblicato (e l'inedito già programmato, comprese le sceneggiature) nei fumetti;

-quattro romanzi inediti da me scritti tra il '98 e il 2002;

-una montagna di appunti presi chissà quando e chissà come che sbucavano fuori in continuazione e che potevano andare a modificare un sacco di elementi in qualunque momento;

-e soprattutto quelle parti che esistevano solo nella mia testa, perché non c'era stato ancora tempo o modo di buttarle giù.

In tutto questo restavano tante macrosituazioni abbastanza chiare e tantissimi micropunti non affatto chiariti sui quali costruire storie più o meno liberamente ma sulla base di una gabbia ostica a farsi vedere. E devo riconoscerlo, nel suo provare a farlo Marfisia è riuscita a fare miracoli, e in questo manifestava tutto il suo talento.
Eterna stima e gratitudine.

Quello che però restava evidente era la mia pecca: il fatto che al mio universo mancasse una continuity forte, uniforme e compatta sulla quale poter fare sempre affidamento per costruire il nuovo, perché quel che è scritto è scritto e non si cambia più.

Ecco quindi cosa è "La leggenda, o del perché del dir si voglia" (e mi dolgo, soprattutto per come deve esser stato difficile per Marfisia, di non esser riuscito a farla prima): quello che mancava.

Ambientato almeno diciassette anni prima delle storie a fumetti (ma con salti temporali precedenti o successivi anche di decenni, di secoli, o addirittura di milioni o miliardi di anni), con altri personaggi che solo saltuariamente entrano in contatto con i personaggi principali (più giovani), questo lunghissimo romanzo racconta un mondo. Un mondo diverso da quello che conosciamo, e che serve da struttura per capire, e conoscere, l'universo che ho in testa, quello che da un po' ho preso a chiamare "universo V".

Mi piacerebbe tantissimo se Marfisia scrivesse di questo universo ora, o almeno quando avrò finito questo romanzo. Non le interessa più, ma a me piacerebbe ugualmente tantissimo.

Come mi piacerebbe che tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione dei disegni dei vecchi fumetti (e qua oltre a Marfisia allora annovero anche Ric, Filippo, Valerio, Sara, Vale*, RobyRoy** e tutti coloro che hanno realizzato anche solo una storia o magari solo un disegno o magari nemmeno quello perché non c'è stata occasione...e sono parecchi) potessero partecipare alla realizzazione delle NUMEROSISSIME illustrazioni che questa nuova versione richiederà.
Ma mi rendo conto che le cose sono diverse da allora, pertanto sarò più che sincero: la SteamPress pagava le tavole, io invece posso solo ringraziare e magari offrire una piccola vetrina di visibilità in un'opera che, lo so bene, è quello che è ma è fatta col cuore ed è gratuita, elemento da non sottovalutare.

Perché a differenza di quasi tutto quello fatto in precedenza, questa volta non è contemplata la minima possibilità di guadagno. Stavolta è solo una questione di cuore.

Quindi, non chiedo nulla. Se qualcuno vuol disegnare...qua c'è spazio.

Ma tornerò poi sull'argomento.

Cosa devono sapere, dunque, il lettore della prima ora, quello della primissima e quello nuovo?

In linea di massima, tutti e tre, se vogliono seguire la storia, devono leggere tutto il romanzo. Anche quello che i vecchi lettori hanno già letto, sì.

Primo perché in questa nuova stesura, materiale già edito e materiale inedito si alterneranno in un nuovo ordine e di conseguenza in una nuova contestualizzazione, sicuramente non diversa, ma molto più ampia.

E secondo perché è possibile che saltuariamente possa applicare delle correzioni (in particolar modo di forma, ma non ne escluderei anche qualcuna di contenuto).

Poi, cosa devono sapere i lettori nuovi?
Nulla, la pubblicazione ricomincia da capo. Leggete pure tutto, se volete seguire la storia. Nessuna conoscenza pregressa vi è richiesta.

E i lettori dei fumetti?
Non siete stati dimenticati. Tutto questo romanzo si ambienta PRIMA dei fumetti, e quando col procedere i tempi si allineeranno, tutto ciò che è stato messo a fumetti verrà riscritto, diventando romanzo a sua volta (i fumetti no, basta. Sono abbastanza concreto da riuscire a vedere che io sono troppo piccolo -e troppo solo- per rimettere in cantiere una produzione dalla narrazione comunque -per questo tipo di storia- troppo lenta e ad ogni modo troppo dispendiosa***).
Nessun elemento di continuity dei fumetti comunque verrà o sta venendo rinnegato. Nemmeno una parola.
Questo è un giuramento. Per me la continuity è fondamentale.

E lo stesso è per i romanzi inediti e quei pochi che li hanno letti. Quando sarà il momento verranno un po' riscritti per adeguarli a tutto quel che si è aggiunto dopo e anche per svecchiarli un minimo, ma nel complesso non verrà cambiato niente. Nemmeno una virgola. Nemmeno un sospiro.

Perché per me, che sono uno scrittore, il rispetto dei personaggi e delle storie viene prima di tutto.

Quindi, possiamo partire con la spiegazione di come si legge "La leggenda o del perché del dir si voglia".

"La leggenda o del perché del dir si voglia" è un lungo, lunghissimo romanzo suddiviso in tomi. I tomi sono praticamente volumi singoli ognuno con il proprio tema portante, la propria storia, le proprie risoluzioni. I tomi seguono una precisa sottotrama e sono sicuramente da contestualizzare in un ordine preciso, ma sono tutti tranquillamente leggibili nel loro contesto ridotto. Ognuno di essi è tuttavia fortemente manchevole di qualcosa per poter essere considerato storia in senso compiuto, trovando tale compimento forma solo nella lettura del tutto; che possiede, evidentemente, una trama enormemente complessa (ed ecco perché "La leggenda o del perché del dir si voglia" è UN libro diviso in tomi piuttosto che UNA SERIE di libri. Anche perché "La leggenda o del perché del dir si voglia" è già a sua volta un libro DI un ciclo di libri. Ma cerchiamo di non confonderci ancora di più e fingiamo di non aver detto nulla su questo ultimo punto).

Ogni tomo è composto di un numero variabile di racconti (o capitoli, a seconda del tomo), a loro volta, saltuariamente, suddivisi in parti.

A onor del vero, è da precisare che sono esistite fin qui situazioni in cui alcuni racconti, oltre alla suddivisione in parti, erano considerati dei veri e propri romanzi nei romanzi, a loro volta risuddivisi in capitoli talvolta persino risuddivisi in parti. Ma questa situazione, verificatasi solo all'interno di un tomo particolare, sarà soggetta a revisione, così che l'unica suddivisione da tenere in considerazione sarà quella romanzo>tomi>racconti (o capitoli)>(saltuariamente) parti.

Va inoltre precisata la natura della suddivisione in racconti o capitoli. Questa è dovuta al fatto che quando possibile (racconti), pur presentando gli stessi personaggi e ambienti, questi sono di natura autoconclusiva, leggibili tranquillamente senza che sia necessario leggere alcunché d'altro. Quando questo non è possibile (capitoli), invece, l'unico modo per avere un senso compiuto della storia è leggere almeno l'intero tomo.

Suggerisco comunque a chiunque di leggere l'intero libro.

Per rendere tutto più facile da seguire, sfruttando la struttura non ancora totalmente lineare di interconnessione tra i tomi, ho deciso di iniziare a pubblicare più tomi contemporaneamente. Un racconto (o capitolo) di ogni tomo verrà pubblicato ogni mese, in modo tale, alternandosi con altri, di offrire una lettura diversa ogni settimana.

Se non dovessi esser proprio sempre puntualissimo non me ne vogliate e non dimenticate la natura totalmente gratuita dell'intera operazione.

È da precisare che almeno una serie di pubblicazioni seguirà il "dove eravamo rimasti": per tutti coloro che avevano letto tutto e stavano aspettando di vedere come andava avanti...mentre rileggono tutto potranno anche andare avanti!

Ecco.

Ecco cosa è successo, amici miei. È stato necessario un piccolo passo indietro, e poi una riordinata, per poter andare avanti.

Spero capirete.

Vi voglio bene.

Phab

*La Vale comunque è già a bordo.

**RobyRoy forse anche. Forse.

**Questo non significa basta fumetti. Affatto. Mentre scrivo, almeno altre DUE progetti sono in dirittura d'arrivo. Ma non è questo il momento giusto per parlarne.

mercoledì 23 maggio 2018

Il 2018

Siamo pronti?

Ok, iniziamo.

Sarà stato più o meno verso i primi di dicembre. Sì, inizio dicembre 2017. Parlavo con la mia amica Vale e si discuteva dei reciproci problemi che ci si porta dietro nel corso di un'esistenza: problemi di affetti, problemi di effetti, problemi di futuro, di passato e molto spesso (tra chi ci circonda) anche di congiuntivo.

Il congiuntivo è un problema immenso per la società moderna.

Comunque, dall'alto dei miei 40 anni (ebbene sì: non ho capito bene quando sia successo, ma alla fine sono invecchiato anch'io), e dei miei, ormai direi anche piuttosto seri, problemi di salute, mi sono trovato a riflettere sul fatto che tanti problemi sono assolutamente insolubili. Cioè, è così e basta. Non ci si può far niente. E che questo non li rende proprio dei problemi, ma più che altro... delle situazioni. Situazioni, ecco. Sì. Antipatiche. Fastidiose. Ma nulla di più che situazioni.  Con le quali accettare di dover convivere, ecco tutto. È inutile cercare di cambiarle: non ha senso e porterebbe solo a una fatica immensa, inutile e mortificante, oltre che semplicemente debilitante.

Sulle situazioni bisogna edificare, non tentare di modificarle.

Se si accetta questo punto basilare, costruire diviene più semplice. Sapere di dover per forza costruire seguendo una gabbia preimpostata, di poter fare modifiche ma SOLO DOPO aver seguito il tessuto originale.
È inutile che mi imposto di lavorare 100 ore alla settimana per...mi viene quasi da ridere...MIGLIORARE le cose. Ah! 100 ore. Non ce la faccio, punto. O meglio, non ce la faccio PIÙ. Le 100 ore le ho fatte, per fin troppo tempo. E forse è per quello che non ce la faccio più.
Oppure semplicemente non avrei potuto farcela mai. Forse non facevo altro che attingere a un serbatoio futuro che avrebbe dato unicamente fino a che aveva. E infatti ora non ha più.

Ma poi dico 100...ma nemmeno 50. Anche 50 ore la settimana sono ormai troppe. Forse anche 40, ma a questo punto probabilmente dipende da che lavoro si tratta.

Ho la fortuna, in questo periodo della mia vita, di fare un lavoro meraviglioso che mi permette di stare dietro a molte cose, che mi prende tempo ma non ruba attenzione. Anzi, forse ne fornisce in più.

Ma attenzione: non è assolutamente tutto oro quello che luccica. Nel preciso istante in cui scrivo nuove nuvole nere si addensano all'orizzonte. Magari si risolveranno con un nulla di fatto, ma la prima (e comunque irrimediabile) conseguenza è quello di farmi viver male. Ho un fegato così...

Non si può campare a 'sta maniera.

Non voglio vivere così.

Comunque, questa è la condizione attuale. Se prendiamo proprio l'ATTUALE ATTUALE potrebbe andare decisamente peggio (il dubbio che ci stia già andando però permane).

Brutto vivere di dubbi.

Oltre a questo, poi, sono praticamente costretto, da qualche anno a questa parte, a fare qualcosa che mi sta letteralmente distruggendo. Che SEMBRA rubarmi solo una manciata di ore settimanali, ma che poi richiede quasi tre giorni per riprendermi (anzi, molto di più, mi sto rendendo conto). E non mi riprendo quasi mai, la stanchezza va sempre più accumulandosi. Situazione che non fa altro che peggiorare le condizioni di salute già precarie, come detto.

E parlando di stanchezza, è mai possibile che uno sia costretto a curarsi per fare qualcosa che non vuole fare?

Ecco il punto.

Mentre parlavo con la Vale mi ha attraversato questo tipo di domanda. Qualcosa non torna, mi sono detto. In pratica si tratta di dedicare MEZZA SETTIMANA a qualcosa, sempre, che non dovrebbe esserci. Oltre il lavoro. Oltre gli impegni. E oltre i pensieri.

E oltre, se avanza tempo, quello che si vuol fare. Le mie storie, intendo. Il rispetto per i miei amati personaggi.
Che poi questo sta sempre all'ultimo posto.

Mezza settimana ogni singola settimana.

Una cosa che non poteva durare, infatti da qualche mese ho smesso. Con tutto quello che ne conseguirà. Vedremo.

Ora, non pensate che sia un incubo personale, il mio. Siete in condizioni simili TUTTI, chi più chi meno. La differenza può essere magari se ve ne rendete conto oppure no.

Io il problema lo vedo, almeno.

Quindi, dicevo, situazioni insostituibili. Alle quali si affiancano i veri problemi. Quelli sui quali si può far qualcosa, quelli per i quali effettivamente un cambiamento è possibile.

Dico spesso di aver raggiunto un'età in cui non mi posso più permettere di fare cose che non ho voglia di fare. E parecchie sono comunque costretto a farle.
Non mi era però ancora ben chiaro QUANTO non me lo potessi più permettere. Siccome non sono votato all'autodistruzione (posso esserlo stato in alcuni momenti passati della mia vita, ma di sicuro non lo sono ora), qualche cambiamento è venuto il momento di farlo, prima che un cambiamento definitivo non voluto mi raggiunga e a quel punto ciao core!..

Ho riflettuto per qualche giorno. Mi sono fatto un piccolo elenco dei problemi che ho. Mettendo da parte quelli di salute, che poi magari possono essere anche indirettamente causati dagli altri, mi sono reso conto che in effetti non erano poi tanti. Cioè, in realtà sono milioni: a guardarsi attorno con un minimo di paura uno può tranquillamente pensare di non avere alcuna via d'uscita. Però a osservarli bene non è difficile capire che uno tira (e causa) l'altro.

Se risali da uno all'altro, e poi ancora più su, è possibile rendersi conto che in effetti le cause di tutto quel malessere si racchiude in due o tre cose. Vabbe', anche quattro o cinque, magari. Ma non di più.

E che quando i problemi sono quattro o cinque non sono più milioni.
Quattro o cinque problemi si possono arginare. Si possono ricacciare indietro. In qualche modo, forse, si possono rimettere le cose a posto.

Il più possibile, almeno. Rientrare nella MIGLIORE DELLE CONDIZIONI POSSIBILI. Poi, oh, non è detto che anche questa condizione migliore sia eccezionale. Ma intanto non ti resta addosso il peso della colpa di non averci fatto nulla.
E poi la migliore, per grama che sia, sarà sempre meglio della peggiore, no?

Insomma: un piccolo cambiamento positivo è sempre meglio di nessun cambiamento. O di lasciarsi sprofondare.

Così, ricordo che ci ho pensato per un po'. Una settimana, forse. E poi gliel'ho detto, alla Vale. Le ho detto che avrei speso l'intero 2018 per cambiare le cose. Per rimettere a posto tutto quello che non andava nella mia vita. Tutto quello che avrei potuto, almeno. Ho anche aggiunto che in effetti mi stavo prendendo un anno, ma che alla fine avrebbe potuto essere anche un po' di più. Un anno e qualche mese, un anno e mezzo. Se mi fossi reso conto del funzionamento della pratica, anche due anni. Chi se ne frega? Quando il trend positivo è preso, non è mica un problema mantenerlo. Anzi, sarà solo più piacevole.

Tra parentesi, le ho detto che dovrebbe farlo anche lei, ma questa è tutta un'altra storia.

A questo punto ho quindi iniziato a interrogarmi sulle cose positive della mia esistenza. Quelle alle quali aggrapparmi, quelle sulle quali lavorare.

Le persone attente si saranno accorte del fatto che è una vita che non scrivo più su questo blog.

Quelle più attente ancora si saranno anche accorte del fatto che attorno al 2013 ho smesso gradualmente di disegnare, fatto salvo qualche sporadico scarabocchio e soprattutto qualche nuovo progetto che alla fine si è fermato, assieme a tutti gli altri. Come quello del fumetto che da il titolo a questo blog, che dopo la pubblicazione (cartacea, addirittura) del primo capitolo non è riuscito ad arrivare alla fine del secondo.

Pensare che dovrebbero essere 12.

Quello che ho tentato invece più volte di fare è riprendere a scrivere, come facevo un tempo, quando questa lunghissima (inteso in senso letterario) avventura di Vincent è iniziata.
Ci fu quindi prima un romanzo, pubblicato a puntate su Facebook, che situazioni personali mi hanno costretto a sospendere. Notare bene la parola: sospendere.

Poi ce ne fu un altro. Stavolta pubblicato, sempre a puntate, su questo stesso Blog.
Anche questo interrotto per altri problemi. Che onestamente, ora come ora, nemmeno mi ricordo di quali fossero. Ma so che ci sono stati, e che furono anche importanti.
Talmente tanto da costringermi a smettere di scriverlo.

Nel frattempo mi spengevo sempre più. Non faccio una colpa a tutti coloro che se ne sono andati, prima o dopo, o anche per ultimi, quando avevo probabilmente più bisogno di loro; abbandonandomi in maniera più o meno drastica, più o meno definitiva, e soprattutto in maniera più o meno dolorosa. Forse alla fine l'avrei fatto anche io.

No, dai. Io no. Ma è un altro discorso.

Ci fu il romanzo concluso. Quello sì. Quello pubblicato su Amazon, la svolta definitiva con l'abbandono della carta, che oggi considero in effetti il vero problema dell'editoria, nella quale ho comunque un lunghissimo trascorso.
Della carta in generale non voglio più sentir parlare.

Di quel romanzo, comunque, sono abbastanza soddisfatto, fatto salvo il problema di non esser poi riuscito a star troppo dietro alla sua promulgazione.
Troppi impegni. Troppi, soprattutto, pensieri.

Però devo anche ricordare che sia il romanzo che il fumetto ("Vita facile ha un carburatore" e "Il soffio leggero del tempo") hanno avuto la loro edizione cartacea.
Le ultime edizioni SteamPress, le ultime cose stampate dalla mia tipografia.
E l'ultima LuccaComics, che Comics non era già più e probabilmente non valeva nemmeno la pena andarci, ma mi dispiaceva interrompere una così lunga tradizione senza un ultimo saluto. Una tradizione che durava dal 1996, e che dal 2007 mi (ci) vedeva standisti. Alle quali si affiancarono anche il Romics di Roma (che poi sarebbe la vera LuccaComics, dopo la scissione di metà anni '90), il FullComics di Piacenza (poi trasferitosi nella mia Sarzana, che tanto bene l'ha trattato da non farlo tornare mai più), e soprattutto la BELLISSIMA Narnia, forse la più bella e più vera Fiera del fumetto rimasta in Italia, e infatti non la fanno più  (maggiori informazioni qui).

Quindi era l'ultima fiera, per me. L'ultima stampa, e l'ultima edizione cartacea (perlomeno per ora, per quanto possa saperne) della SteamPress, un piccolo sogno che per un po' di tempo, almeno, è stato una grande realtà.

Era il 2014. L'ultima edizione di Narnia, tra parentesi, fu quella del 2015 (edizione conteggiata "fantasma" perché a conti fatti non c'è stata). Non solo per me era la fine di un'epoca.
Mai più andato a una fiera del fumetto, dopo quella Lucca 2014. Nemmeno da spettatore. Tutto questo non è più fumetto, per me. Non la era più nemmeno quella del 2014, per dirla tutta. E nemmeno quella del 2013, e probabilmente nemmeno quella del 2012. Quella del 2011 chi lo sa, chi se ne ricorda.

Quella del 2007 fu straordinaria. Furono straordinarie l'atmosfera, le pubblicazioni, ma soprattutto le persone, e quindi qua entro in una questione strettamente personale.
C'era RobyRoy. C'era Ric. C'era Marfisia. Persone lontane, oggi, quanto profondamente vicine nel cuore.

Spero torneranno.

C'era persino quel cretino rompipalle di Mitch. I problemi in realtà iniziarono con lui, ma anche questa, in fondo, è un'altra storia, che probabilmente prima o poi racconterò.

E tutto quello che ne resta sono solo ricordi.

Comunque.

Devo stare attento, stavo per perdere il filo del discorso.

Il filo è che dopo tutto questo ho iniziato a raccontare qualcosa in un modo, credo, nuovo. Più di racconti, più che romanzo.

È "La leggenda, o del perché del dir si voglia". Un titolo che scelsi di voler raccontare nel '99. Ci ho messo solo 15 anni per capire cosa avrebbe raccontato.
E sono ormai cinque anni che lo sto scrivendo, e pubblicando (a puntate su Facebook, perché non è certo per fare soldi, che lo sto realizzando), ed è ancora ben lungi dall'esser conclusa.

È probabilmente la parte più sincera di me. La più profonda. Quella che ha paura ed allo stesso tempo sogna. Ecco qualcosa cui potermi aggrappare.

Una parte che non voglio veder morire e che anzi per come la vedo io è probabilmente l'unica che può salvarmi. Dalla noia. Dalla tristezza. Da questa assurda nostalgia, come cantava Guccini.

Nulla di quel che ho fatto è durato così a lungo ed è vissuta così prospera. E anzi, io credo che se giocherò bene le mie carte non solo salverà se stessa e me; ma addirittura riuscirà a recuperare tutto quello che è rimasto indietro nel tempo.

Magari anche le persone.

Ecco, io ho pensato di affidare a questa storia, ed a quello che ci gira attorno, la salvezza di tutto quello che è rimasto sospeso (e non interrotto, sia chiaro) nel tempo.

Ho quindi iniziato a strutturare degli appuntamenti, più che delle scadenze (parola che in effetti mi stringe un po', oggi come oggi) legate a quest'opera, la mia opera prima, ormai, ed a strutturare i miei impegni di vita attorno ad essa.
Può sembrare strano, ma...mi sono accorto che può funzionare.

Ho ragionato quindi sui cambiamenti che essa dovrà portare con sé, e li ho suddivisi in fasi. Poi ho preso la fase 1, e l'ho suddivisa in punti. Punti che contengono cose da fare per MIGLIORARE la storia in questione, e anche la sua fruibilità, inframezzati da punti che contengono cose da fare perché mi erano semplicemente rimaste indietro, e punti che contengono cose da fare per migliorare la mia vita.

Ero partito dall'idea di suddividere la fase in 100 punti, ma...meglio non essere troppo categorici. Sono già a 118, e penso possano crescere ancora. L'importante è che comunque volgano verso la soluzione, che in linea di massima è ormai prefissata.

Può funzionare, sì.

Tra parentesi, è quantomeno curioso che i punti si siano per ora fermati a 118, dato che quel numero rappresenta uno dei problemi.
E no, non spiegherò altro, per ora.

Buona giornata.

Phab

P.s.: dalla stesura alla pubblicazione di questo post è passato un po' di tempo. Attualmente i punti sono 173.

P.p.s.: l'immagine la capiranno credo in pochi, ma è molto importante per me.

P.p.p.s: curiosamente, la Vale, amica oggi molto presente, c'era anche all'epoca delle fiere (dove comunque anno dopo anno non c'erano solo RobyRoy, Ric e Marfisia), ma non ha mai voluto partecipare. Né a quelle, né a qualsivoglia 24h abbiamo mai organizzato.
Trovo curioso che chi non abbia mai presenziato prima si sia dimostrata la più tenace. Un plauso sincero a questa ragazza.

P.p.p.p.s.: va da sé che questo lungo post preannuncia cambiamenti imminenti. Restate sintonizzati.

Se vi va.

venerdì 20 giugno 2014

Annunciazio'!

Annunciazio' annunciazio'!
La settimana prossima il mio ultimo romanzo di fantascienza, "Vita facile ha un carburatore" (che potete trovare qui) SARÀ SCARICABILE GRATUITAMENTE da Amazon! Non fatevelo sfuggire!





Hospitia è una grande città stato dell'Agglomerato del Nord. Milioni di tonnellate di cemento delimitano le celle di una società ridotta al più immorale operaiato, in cui ogni persona rischia di diventare nient'altro che un ingranaggio sacrificabile e sostituibile. Schiavi del lavoro e di una vita che appartiene alle bizze altalenanti dei bilanci finanziari, i cittadini si ritrovano (non consapevoli) alle soglie di un evento storico epocale di taratura globale, che decreterà la salvezza, o il tramonto, dei più basilari diritti civili e costituzionali. Quegli stessi diritti che sanciscono la differenza tra uomini e prodotti da allevamento.
Ma Hospitia è anche la casa di Vincent. Vincent non ha un passato: il giorno prima aveva dieci anni in meno; quello dopo, il tempo era trascorso e mezzo mondo lo separava da casa.
Ora è tornato e la vecchia città è talmente vasta da farlo sentire un estraneo. Ha con sé poche cose e ancor meno certezze.
Ma è l'unico ad aver capito cosa sta per accadere.

giovedì 31 ottobre 2013

VITA FACILE HA UN CARBURATORE



Hospitia è una grande città stato dell'Agglomerato del Nord. Milioni di tonnellate di cemento delimitano le celle di una società ridotta al più immorale operaiato, in cui ogni persona rischia di diventare nient'altro che un ingranaggio sacrificabile e sostituibile. Schiavi del lavoro e di una vita che appartiene alle bizze altalenanti dei bilanci finanziari, i cittadini si ritrovano (non consapevoli) alle soglie di un evento storico epocale di taratura globale, che decreterà la salvezza, o il tramonto, dei più basilari diritti civili e costituzionali. Quegli stessi diritti che sanciscono la differenza tra uomini e prodotti da allevamento.
Ma Hospitia è anche la casa di Vincent. Vincent non ha un passato: il giorno prima aveva dieci anni in meno; quello dopo, il tempo era trascorso e mezzo mondo lo separava da casa.
Ora è tornato e la vecchia città è talmente vasta da farlo sentire un estraneo. Ha con sé poche cose e ancor meno certezze.
Ma è l'unico ad aver capito cosa sta per accadere.











venerdì 6 settembre 2013

Un anno e 16 giorni.

Un anno e 16 giorni.

Ecco. Ecco qua. 
Questo è tutto. 

Tutto cosa, dirà il lettore?

Tutto quello che avevo da dire. Per ora. 

Devo ancora applicare le correzioni dell'ultimo capitolo, dopodiché, passati due ultimi livelli di editing, il famoso romanzo di cui parlo da tanto tempo sarà concluso. I livelli di editing non richiedono necessariamente la mia supervisione: quindi, considerando che oggi stesso ho scritto quella che spero esserne la clousure definitiva, il mio lavoro è quasi definitivamente concluso. Il lavoro che rimane è talmente poco e leggero da ritenermi...finalmente...sollevato.
Si, sollevato. Oltre al piacere della scrittura, questa comporta poi tutto l'onere delle revisioni, le correzioni, le supervisioni, i controlli di continuity, le impaginazioni...un sacco di lavoro.

Oggi, buona parte di quest'onere è coperta. fiuu...

E come una lavoro viene sollevato, altri pesi se ne vanno. La scrittura non è un passatempo, un gioco, un esercizio di stile. Almeno, non è così che la intendo io. Quando scrivo, lo faccio perché ho un motivo per farlo. Ho qualcosa da dire, oppure qualcosa nella mia vita si è fermato, e scrivere è un buon modo per rimetterla in moto. La scrittura è la parte più sincera di me, probabilmente.

Non è la prima volta che mi succede, e di certo...non sarà l'ultima.

E ancora: questa storia è conclusa, ma di certo non è concluso il periodo. Io spero che vi piacerà quello che ho fatto. Lo spero davvero tanto, perché...non sarà di certo l'ultima storia.

Una parola che si colloca su una pagina fissa un momento, chiude una sensazione e delimita un'emozione. Gli da una forma, e permette di affrontare i propri demoni interiori. Forse non tutti possono essere sconfitti, forse non tutti gli incubi possono convivere con i propri sogni, e forse alcuni sogni dovranno persino accettare di doversene andare.

E' la vita.

Ma magari con alcuni di loro posso fare amicizia. Magari tra un tormento e l'altro accetteranno una birra e due noccioline di fronte ad un vecchio film in bianco e nero.

Oggi chiudo un accordo con un demone. Nessuna lotta, nessuna sconfitta. Una tregua, forse permanente, chissà.

Un po' di pace per affrontare il prossimo.

domenica 25 agosto 2013

Un anno e quattro giorni.

Ho dato un'occhiata agli ultimi post del blog, prima che si arrestasse definitivamente. Aveva già subito una piccolissima nota d'arresto, ma confronto a questa, quella durò molto poco.

Se comunque il blog si è fermato, un motivo c'è stato...ovviamente. Se c'è stato uno stop, poi una falsa ripartenza, e poi uno stop definitivo -durato molto a lungo- è perché, ovviamente, ero già io, ad essermi fermato. Qualche tempo prima.

Rileggendo i post della falsa ripartenza, che ho apprezzato tutti (non scrivo mai cose a caso: se scrivo è perché ho qualcosa da dire. A quel punto, uno può fermarsi a leggere il superficiale di quel che scrivo, magari farsi una risata, concordare o anche discordare con quel che scrivo...oppure cercare di fare una analisi più profonda. Cercare di vedere se sto dicendo anche altro), tra tutti ho prediletto questo. Quello che parlava nelle mie intenzioni di far ripartire il blog. 

Le intenzioni e le reali azioni non sempre coincidono. Non sempre uno ce la fa.

Non commetterò lo stesso errore anche stavolta. Non dirò che il blog riparte oggi, da qui.

Ora sono abbastanza vecchio e saggio da sapere che non possiedo più abbastanza forze, e forse nemmeno voglia, di portare avanti quello che in cuor mio mi piacerebbe vedere già concreto. Mi tradiscono la resistenza, la pazienza, forse alcuni muri che sono ormai crollati. Muri che pur avendo, crollando, liberato alcune mie antiche paure -ora libere di andare per la loro strada-, costituivano anche alcune delle mie fondamenta. Fondamenta che non ci sono più e che davano alla struttura del mio essere la spinta per fare.

Quindi, no, non credetemi se vi dico che questo blog riparte oggi. Perchè non è vero.

Ho detto che tutto si fermò un giorno preciso prima di quella falsa ripartenza. Ebbene, oggi sono passati esattamente un anno e quatto giorni da quel momento. Da quello stop.

Ho voluto far passare anche quattro giorni per esser sicuro di volere realmente scrivere queste parole. Di averne il coraggio, forse. Non mi bastava un anno.

E per esser certo di avere qualcosa da dire.

Ecco cosa ho da dire: l'anno scorso, quel giorno, ho lasciato a metà la stesura di un romanzo, la lettura di un libro, la visione di una serie tv. Oltre ad un miliardo di altre cose.

E oggi, per esser certo di non perdere nessun filo del discorso, quella serie tv ("E alla fine arriva mamma") ho ricominciato a guardarla dall'inizio ed ho superato il punto cui ero arrivato. Il libro ("Il taccuino di Sherlock Holmes") l'ho riletto dall'inizio ed ho superato il punto cui ero arrivato.

Mi si potrebbe dire che ricomincio dalle facezie. Ma io odio lasciare le cose a metà, non l'ho mai sopportato. Magari impiego tempi memorabili per portarle alla conclusione, ma alla fine ci arrivo.

Per quelle che contano, s'intende. La vita è fatta anche dell'iniziare cose senza troppa importanza. E' giusto iniziarle quando sembra che servano, è giusto interromperle quando acquistano il loro peso reale. Come è giusto portare a compimento le cose importanti...non importa quanto tempo ci vorrà.

Ed ecco perché aggiungo che il 29 settembre uscirà il mio primo romanzo digitale su Amazon. Non è il romanzo che stavo scrivendo, ma non perché l'ho abbandonato. Giuro.

Solo che questo era più importante.

Il perché lo dirò dopo la pubblicazione.

Chiudo solo ripetendo ancora che non è oggi che riparte il blog. Ci sono mille cose che non sono ancora in grado di fare, che piano piano, giorno dopo giorno recupero, un grammo alla volta, forse meno, la spinta.

Ci vuole molto tempo prima che una ferita molto grave si rimargini. E ci vuole molto tempo prima anche solo di riuscire a capire che si sta rimarginando.

Il blog era già ripartito alla falsa ripartenza, in realtà. Ora lo so.

Prossimamente parliamo del romanzo che sta per uscire, e...dove eravamo.