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sabato 18 agosto 2012

CAPITOLO 6 - terza parte

Dopo una sparizione forzata dovuta ai bei tomi della telecon (che il cielo li strafulmini), finalmente posso riprendere la pubblicazione!! Sono rimasto indietro di un sacco di cose nel frattempo, ma ora vediamo di recuperare, eh! Senza contare tutte le persone che aspettano qualcosa da me, con le quali mi scuso. Prima o poi recupererò.


Voglio segnalare, inoltre, che ultimamente io, Ric e Marfisia ci siamo dilettati a giocherellare con Martin Mystere assieme agli amici dell'associazione culturale "nipoti di Martin Mystere".

L'avrei segnalato prima, ma questa lunga interruzione improvvisa della rete me l'ha impedito.

Qua potete trovare la storia che noi tre abbiamo realizzato a sei mani. Qua invece trovate il blog nel gruppo. Tra le nostre cose già pubblicate, qua c'è uno studio per un personaggio realizzato da Ric, mentre qua ne trovate uno mio.

Molto presto vedrete altre tre storie realizzata solo da me, solo da Marfisia, e solo da Ric.

E anche altro.

E poi, se avete notato, nel link che ho inserito al blog di Ric ci sono grosse novità all'orizzonte.

Questo anche per scusarmi del fatto che sul soffio leggero del tempo sono un po' indietro. ;)

Oh, ma poi c'è anche il romanzo, insomma, che volete di più?

Che poi siamo già ad un capitolo lungo il triplo degli altri.

Ricordate che se volete leggere tutto il romanzo dovete andare qua.





XXI.

Dopo mille tentativi, Daniel e Laura erano riusciti a costruire una rudimentale macchina del tempo. In realtà non la era affatto, ma si comportava da tale. Era solo un rover che gli avrebbe permesso di spostarsi all'interno delle scene inquadrate dai suoi cristalli di neve. A conti fatti non cambiava nulla: grazie ad essi, sempre di un vero e proprio spostamento temporale si trattava; ma è bene precisare che la macchina non era affatto in tempo di muoversi tra le epoche in maniera autonoma. Riusciva a farlo unicamente perchè a guidarla v'era Daniel, grazie alla presenza e la concentrazione fornita da Laura, e solo perchè il punto di partenza era il luogo dal tempo fermo. Caduta una di queste tre caratteristiche, la macchina non gli avrebbe mai permesso di spostarsi nella storia.

In pratica, nulla di più era che un semplice smaterializzatore dotato di una primitiva versione dello schermo dello scienziato. In verità, anche tutto il resto della tecnologia era stato copiato, un po' qua e un po' là, per tutta la storia dell'umanità. Inizialmente avevano tentato di copiare la macchina di Lego, ma dopo averla replicata in tutto e per tutto, dovettero arrendersi all'evidenza che funzionava solo grazie ad un particolare ausilio delle pistole.

Esse alteravano talmente tanto il tessuto spaziotemporale che la loro esistenza avrebbe potuto essere una costante della teoria della relatività, a fianco di valori quali energia, massa, velocità, e chiaramente, tempo.

In parole povere, per calcolare precisamente la velocità che la macchina del tempo avrebbe dovuto scaturire per muovercisi, non si poteva vare a meno di considerare che le pistole ESISTEVANO. Esse fungevano da condensatori, lasciando che il tempo fluisse interamente attraverso di loro. Considerando il tempo come una entità libera, invece, sarebbe stato come cercare di pescare acqua da una piscina vuota.

Questo Zimmerman l'aveva capito. E introdusse una variabile che riusciva ad estromettere le pistole dal flusso costringendolo a passare da un suo condensatore interno alla macchian stessa. Una sorta di inganno, per farla breve.

A Daniel questo diceva molto di più. Questo diceva chiaramente che le pistole erano state create esplicitamente per INIBIRE i viaggi nel tempo. Qualcuno, prima di lui, aveva avuto la sua stessa idea.

Ma aveva ormai PAURA, ad usare quella tecnologia. Costruire una Lego 3 avrebbe probabilmente significato modificare talmente tanto il tessuto temporale, quello stesso che il creatore delle pistole si era tanto preoccupato di conservare integro, che a inibire a sua volta quel vincolo gli pareva di infrangere il più importante dei comandamenti.

No, mai e poi mai avrebbe osato inibire ancora una volta il potere delle pistole.

E mai, MAI, Daniel osò spostare ancora le pistole dal loro normale ciclo cronologico, tranne che per la decisione che tanto difficilmente aveva preso. Talmente tanti danni erano già intercorsi per la loro stessa esitenza che se avesse mai avuto una minima certezza che questo non ne avesse generati di peggiori probabilmente le avrebbe distrutte.

A onor del vero, comunque, da qualche parte, nel creato, qualcuno avrà pur costruito una macchina del tempo. Ma che una?...centinaia, milioni di macchine del tempo. Una volta stabilita che la cosa era possibile, ci sarebbe stato solo da sbizzarrirsi per farlo. E si sa che l'essere umano in queste cose va veramente forte.

Solo che non sapeva dove trovarle. E scandagliare tutte le infinite realtà gli avrebbe richiesto veramente tutta l'eternità. Eternità che, era evidente, ora Daniel non aveva. L'avrebbe avuta probabilmente in futuro, ma ora non l'aveva.

Pensò, però, fugacemente, che una volta risolta tutta questa situazione, sarebbe stato duopo costruire un database. Archiviare le informazioni, poterle gestire con facilità.

Un computer.

- Ma perchè, intendi fermarti qua, poi?-, chiese Laura, che stava pensando anch'ella a qualche progettino da portare a termine una volta risolta la situazione in questione.

- Oh...non so, ma credo che di cose da fare ce ne siano davvero parecchie... e poi francamente non credo che la storia abbia ancora uno spazio per me.-

Ora però il suo strumento era attivo e funzionante, e non vedeva l'ora di usarlo. Doveva aver già cominciato a raccogliere i suoi effetti, perchè lui si sentiva infinitamente meglio, e cominciava ad avere un aspetto decisamente più giovane. Dopo vari sbalzi, al momento di salire sulla macchina dimostrava all'incirca una venticinquina d'anni. Aveva i capelli corti, con un solo ciuffetto davanti.

- Come sto?-, chiese sorridendo.-

- Sei ridicolo.-

- Oh.- smise di sorridere.- Dovrò lavorarci su.-

- Sarà meglio.-

La macchina, avevano avuto modo di vedere, produceva brina durante lo spostamento. Laura fornì all'amico un completo da aviatore fregato chissà dove nel tempo, ma di indubbia originalità.

Aggiunse anche una sciarpa rossa.

- Rossa? Non dovrebbe essere bianca? Di solito sul giubbotto di pelle ci va la sciarpa bianca...-

- Trovo che il rosso ti doni.-

Se la mise.

- Allora non discuto.-

Volse la macchina verso il 2041.


XXII.

Vincent aveva appena finito di ripore le pistole. Si era fermato un po' ad osservare il panorama dalla terrazza della rocca, perdendosi nei suoi soliti pensieri, ed infine era sceso. Di sotto, la sua Chevrolette Corvette del '56 lo stava aspettando.

Stava mettendo in modo, quando nella sala piccola della torre la temperatura di abbassò di 5 gradi. Ci furono diverse scariche elettriche, e nella gran luce apparve la macchina. Daniel tossì e pensò che avrebbe dovuto fare qualcosa per questi cali di temperatura. Viaggiare nel tempo era FREDDO. Scese dall'apparecchio, e si fermò un istante a contemplare anche lui il panorama.

un enorme senso di tristezza lo colse.

La valle, il fiume...

Gli mancava, tutto questo. Non era possibile misurarlo nel suo luogo fuori dal tempo, ma quanto c'era voluto per costuire la macchina?

Dovevano risolvere anche questa cosa, la misurazione del tempo locale. Ma infine, quello che ora contava era che aveva la sensazione che fossero passati anni...forse decenni. E forse era davvero così. Ma ha senso parlare di tempo che passa laddove il tempo non scorre?

Infine, si voltò: eccolo, era lì. Era proprio quello il punto in cui era morto.

Lui era morto.

Era morto.

Lui.

Che strana sensazione trovarsi a pensare una cosa del genere!...

La macchina lanciò qualche altra scarica.

- Ehiehiehi, mica vorrai lasciarmi qua, bella, vero?-

Prese il ferro che aveva sotto il sedile, e lo usò per forzare le pietre. Ne estrasse la scatola, la caricò a bordo, sotto il sedile, ripose anche il ferro e saltò sù.

Giusto in tempo, perché la macchina stava ripartendo, riportandolo al suo luogo senza tempo.

Pensò che avrebbe dovuto trovare il modo di regolare meglio la perduranza. Sembrava quasi che la macchina si scaricasse e venisse riattratta al punto d'origine.

- Tutto bene?-

- Si, ho preso le pistole.-

- Lo so, ti ho visto dala finestra.-

- Bene, ora diamo una ricaricata alle batterie della macchina. Riesce a tenermi lì troppo poco tempo.-

- Poi riparti subito?-

- Si. Alla volta del 2011.-


XXIII.

Trovarsi all'interno del flusso "temporale" della macchina, mentre questa si muoveva era effettivamente molto curioso. essa entrava in primo luogo nella continuità desiderata, e poi da essa raggiungeva il punto descritto.

Come già precisato, la macchina non viaggiava realmente nel tempo. Ma per la percezione del viaggiatore, questo non era realmente visibile. anzi, mentre raggiungeva il punto desiderato, tutta la realtà attorno a lui cambiava a velocità di decine d'anni al secondo. Vedeva palazzi nascere, cadere, strade spostarsi, intere città allagarsi o ridursi.

Questo naturalmente era quello che vedeva lui, spostandosi in frazioni di tempo così ristrette: se si fosse mosso di intere ere geologiche, avrebbe visto la creazione e lo spostamento delle montagne, lo sfaldamento dei continenti, l'aumento o la diminuzione del livello della terra.

Il display che avevano montato sulla consolle girava i numeri dei giorni e dei mesi così rapidamente che non li vedeva. Solo quelli degli anni si muovevano ad una velocità che lui poteva osservare.

Era diretto verso il 2011. Tuttavia, quando fu attorno al 2018, fu colto da una feroce curiosità, e rallentò il viaggio. Voleva vedere cosa c'era realmente in quel 2016 sul quale era ancora fortemente in dubbio. E così, quando che il display fu ormai sulla data del 5 luglio, mise in posizione centrale il pomo di cristallo e lasciò che la macchina si fermasse.

Pensò che in fin dei conti non c'era nulla di particolarmente strano: ormai era ovvio che il viaggiatore temporale era lui. E sarebbe stato normale, quindi, essere nel 2016. L'unica cosa che voleva vedere è dove il flusso l'avrebbe portato: se di fronte ai due ragazzi, oppure nel fosso, dove se stesso stava ormai rantolando.

E le nebbie che si formavano normalmente quando era infase dirallentamento cominciarono a diradarsi: si trovava lì, proprio di fronte a se stesso sedicenne ed a Samantha. Ecco qua, visto? Curiosità soddisfatta. Nessuno zombi, nessun rapimento. Lui e Samantha. Felici. Almeno fino a che lei non lo avrebbe lasciato, distruggendogli l'esistenza.

Era felice del fatto che lei vivesse, certo. Ma fu forse peggio di prima. Ora aveva la certezza che avrebbe passato tutta la vita assieme ad una stronza che poi alla fine gliel'avrebbe distrutta, condizionando coì tanto la sua stessa esistenza da portarlo infine alla morte.

Tutto tornava, no? Alla fine, questo per lui contava. In un modo o nell'altro era morto, questa volta nel 2059, tutta la sua esistenza aveva una logica coordinata, non c'erano errori.

Eppure fu seriamente tentato di fermarsi di fronte a quei due e avvisare se stesso del fatto che lei l'avrebbe distrutto. Chi, di fronte alla possibilità di salvarsi, non ne avrebbe approfittato?

Ma fu una frazione di secondo la riflessione: se l'avesse fatto, poi avrebbe cambiato un'altra volta la storia (ammesso, e non concesso, che potesse decidere di darSi retta), e questo probabilmente avrebbe portato al disfacimento di tutto quello che era riuscito a costruire ora, compreso, probabilmente, la sua macchina nel tempo ed il relativo avviso a se stesso. Alla fine, tutto sarebbe rimasto invariato, perchè se lui a 16 anni non avesse avuto l'avviso, lui a 59 sarebbe comunque morto di infarto, ritrovandosi in quel tempo fuori dal tempo, ed avrebbe comunque fatto di tutto per avvisarlo, rinnovando tutto il giro da capo.

Eccolo là: il loop temporale era sempre in agguato. Per la storia non sarebbe cambiato nulla, ma lui sarebbe rimasto intrappolato per sempre.

Doveva stare molto attento a queste cose.

I suo pensiero durò appena una frazione di secondo. Poi, a voce alta, senza pensarci troppo, si disse:

- Ecco qua. Non c'è nessuno zombi. Nessuna realtà alternativa, nessuna distropia. Devo solo prender atto del fatto che la storia vede Samantha vivere per distruggermi l'esistenza....-

Guardò il volto di Samantha, ragazzina, di fronte a lui...quanto era bella, e quanto gli mancava, QUELLA Samantha...Dove ti eri persa, stupida ragazzina? In quale piega temporale sei diventata il mostro che ti sei infine rivelata?...

Allungò la mano per carezzarla, dimenti del fatto che:

A-quella non era la sua Samantha, ma quella del Daniel del 2016. Cosa che avrebbe probabilmente, anch'essa, cambiato leggermente le cose.

B-la macchina era ancora parzialmente in funzione, e le cupole proteggevano il suo tempo momentaneo dal suo tempo esterno. Sfiorò la cupola di contenimento che esse creavano, e ritirò subito, fortunatamente, la mano.

Si guardò i polpastrelli: erano invecchiati. Probabilmente solo di qualche anno, ma erano invecchiati.

Questo lo riportò infine alla realtà, e rimise in modo la macchina. Reimpostò la data.

- Meglio andare. Il romanticismo mi sta rovinando. Il mio compito è quello di aggiungere i due ragazzini e dar loro e pistole, che poi magari se tardo faccio ritardare anche loro all'appuntamento che hanno tra 45 anni...-

E si rimise in moto verso il 2011.

Stava scherzando, naturalmente. Stava pensando alla battuta che Daniel aveva fatto nel futuro: "Ma guarda un po'. 45 anni per presentarci all'appuntamento...e per poco non abbiamo fatto tardi."

Ma casualmente, Daniel e Samanta ragazzini avevano sentito solo questo di tutto quello che l'altro Daniel aveva detto: "...tra 45 anni".

Il che, per la loro cronologia, avrebbe significato nel 2061. Sempre casualmente, Samantha avrebbe preso molto sul serio quello che questo viaggiatore aveva detto, vivendo con la totale e completa ossessione di cosa sarebbe potuto accadere nel 2061. Questo il nostro Daniel viaggiatore lo stava ricordando solo ora (forse perchè solo ora la cosa si era regolarmente inscritta nel tessuto temporale?). Sorrise, a tutte le volte in cui Samantha gli aveva fatto una testa così su questo argomento.

Povera, piccola, stupida Samantha. Di quante cose nella vita non avevi capito mai un cazzo!..

Tra queste, c'era stata la sua assoluta insensibilità. Che aveva distrutto la sua esistenza. L'aveva ripetuto troppe volte, ormai? Questo perchè ora, con certezza assoluta, Daniel aveva capito che avrebbe preferito che fosse morta sotto l'attacco omicida di quel povero forsennato malato di zombitudine.

E fu lì che un lampo colpì la macchina del tempo.


XXIV.

Daniel venne sospinto da un lato del suo rover, ma riuscì ad aggrapparsi in tempo.

-Ma che dia..?-

L'apparecchio venne scosso ancora tre volte, prima di trovarsi dentro un vortice. Questo Daniel non l'aveva proprio previsto. Guardò il display: non aveva tenuto la data. Si stava invece rispostando alla stessa data precedente, allo stesso orario. Stava iniziando ad intuire, e ne aveva il terrore.

Infatti ora, quando le nebbie si diradadono tutto quello che vide fu se stesso dentro il canale.

- Oh, no, no, no!...-

Alzò la testa, e vide Samantha. Si stava dimenando, cercando di sfuggire a quella furia che ormai l'aveva brancata. Lei strillava, strillava come una ossessa. E piangeva, ne era sicuro. Cercò di saltare fuori dalla macchina, ma le nebbie del tempo glielo impedirono: con uno scossone, lo ributtarono a sedere, e richiusero la visuale. Un grosso lampo colpì l'esterno della macchina, dopodichè le nebbie si diradarono di nuovo: Samantha era oramai morente, con brandelli di carne grondanti sangue spari ovunque, e stava solo annaspando.

Gli mancarono le parole, e un nodo lo prese alla gola. Poi riuscì ad urlare, urlava fortissimo, piangeva e cercò di raggiungere di nuovo la bestia che aveva di fonte, ma ancora una volta le nebbie del tempo lo portarono via, riaprendosi solo per mostrare lo zombi che ora stava dirigendosi verso il canale, in direzione di Daniel.

Sentì uno sparo, e poi non sentì più nulla.

Quando le nebbie si riaprirono di nuovo, era in'un'altra visuale. Era di nuovo dentro il canale. Il se stesso sedicenne semisvenuto cercava di bofonchiare qualcosa, ma non aveva molto senso. Risentì lo sparo, e vide lo zombi cadere a terra.

Comprese che, di nuovo, non c'era molto che potesse fare, nemmeno qui.

- Sarà meglio che mi allontani. Cercerò più avanti di capire cosa è realmente accaduto qui. Tutta questa situazione rischia di portare davvero il continuum fuori di 45 anni.-

E infine, le nebbie del tempo avvolsero tutto di nuovo. Questa volta il display aveva ripreso a segnare la giusta data del 2011, e lì vi si stava dirigendo.

Prima di farlo, però, sostò acora una volta a quell'angolo ove dovevano trovarsi i due ragazzi, oppure il malato che assalì la ragazza.

Stavolta non c'era più nessuno.

Erano stati portati via dagli uomini vestiti di nero. Appena lo comprese, le nebbie lo riavvolsero e lo reimmersero nella tempesta temporale, che lo strasportarono al giusto appuntamento.

Daniel comprese che il rover interpretava le inconguenza come delle tempeste. E che difficilmente, da lì, almeno, avrebbe potuto farci qualcosa.


Si prese alcuni secondi per pensare, ma era già arrivato. Ora la macchina si spense, e al ritiro delle nebbie, lui si trovava nel 2011, sulle sponde del fiume Nera.

Un corpo di brina cadde dalla macchina.

I due bambini si spaventarono ma, come ricordava che fosse, non scapparono.

Li guardò, tirò su con il naso e li salutò.

- Ehm...salve!-, disse la sua controparte.

- Buongiorno...- , disse il piccolo Vincent.

Si tolse anche il berretto, e respirò profondamente, guardandosi attorno. Disse che era una bella giornata.

La era davvero. Lì non era avvenuto ancora nulla con Samantha. Non era morta, non l'aveva sposata, non l'aveva ancora neppure conosciuta. Si, era davvero una bella giornata.

- Si...carina.- , si rispose con la sua istanza giovanile. Vincent invece gli chiese subito chi fosse.

" Buon vecchio Vincent", pensò. Diede un'occhiata al display, poi scese dalla macchina.

- Se la mia strumentazione non mi inganna, oggi dovrebbe essere il - lo ricontrollò -2011. 15 giugno 2011. Giusto?-

- Si, esatto.-

- Bene, la macchina funziona ancora. Allora, se i miei calcoli sono esatti voi dovreste essere i piccoli ...uh...Daniel e Vincent.-

- Come fai a conoscerci?-

Vincent era una miniera di domande.

- Eh, io vengo da lontano, ragazzi miei...e vi conosco abbastanza bene. Ho qualcosa per voi. -

Allungò la mano sotto la poltroncina del macchinario, ed estrasse la scatola rettangolare di metallo. Il cerchio stava per chiudersi.


XXV.


- Ecco. Queste sono per voi. Non posso ancora spiegarvi a cosa vi serviranno, ma verrà il momento in cui vi saranno indispensabili.-

- Cos'è?-

- ...sono delle pistole. Si chiamano Samādhi, e sottintendono all'unione, durante la meditazione, del meditando con il meditato.-

- Eh?...-

Con il tempo lui aveva avuto anche modo di sapere di più sulla storia delle pistole, ovviamente.

- No, magari questo ve lo spiego meglio quando siete più grandi...-

Chissà se ce ne sarebbe stata più l'occasione, in realtà.

- Non capisco...-

- Aspetta, Daniel...questo signore, che non sappiamo chi sia...ci sta dando delle armi?...-

- Potrebbero servirvi tra cinque anni. Esiste una grossa possibilità che possiate trovarvi in una situazione in cui vi saranno indispensabili. Ma...potrebbe anche essere veritiera questa ipotesi...- ormai era confuso anche lui. Qual era la continuità reale, quella dello zombi o quella di Samantha che viveva? Nadia era già stata esclusa, questo l'aveva capito, ma nel 2016 lo scontro ci sarebbe stato oppure no? A quale realtà doveva fare affidamento?

-...Potrebbe anche non succedere nulla. In questo caso, ci sarà un secondo appuntamento, tra trenta anni esatti. -

Di questo almeno era certo. O meglio, era certo del fatto che ci sarebbe andato solo Vincent, perchè lui era morto nel 2016...comunque. Però no, aspetta, la continuità aveva poi cancellato anche quell'incontro, alla fine.

Comunque, sapeva che sia che ci fosse o non ci fosse tal'uno o tal'altro incontro, era giusto che per rispettare questo unicuum temporale queste erano le cose giuste da dire.

- Trenta anni? Saremo vecchi e decrepiti, ormai...-

Ma pensa te! Era stato proprio lui a parlare.


- Uhè, ragazzino, non avrete poi tanti anni.-

In qualche strana maniera, si risentì. Sapeva che quando aveva avuto i suoi 41 anni, in realtà erano volati. Quel giorno del 2011 non gli sembrava poi tanto lontano e, no, non si sentiva affatto vecchio. Anche se ora era apparentemente un venticinquenne, sapeva perfettamente che a 41 non si sentiva affatto vecchio.

- Sarà...-

Quando si è giovani, il tempo sembra durare una eternità. Con il tempo, esso si restringe sempre di più. Ma c'è un motivo, ovviamente: quando hai 1 anno, per te un altro anno corrisponde al trascorrere della tua intera esistenza. Ma una volta trascorso quell'anno, per replicare il corso della tua intera esistenza ce ne vorranno due, di anni: questo significa che il valore temporale dell'anno appena trascorso si è svalutato della metà. Così, quando hai 10 anni, arrivare a 40 significa coprire quattro volte il corso della tua intera durata temporale, ma quando arrivi a quaranta ti rendi conto che quello che avevi appena trascorso a 10 non era altro che un quarto della tua durata temporale. Il che significa che quando avevi 10 anni l'hai sopravvalutata di ben 16 volte!

Tutto questo fino alla fine dei tuoi giorni, quando ti rendi conto del fatto che il valore della tua durata temporale è quella che hanno tutti, a prescindere dalla durata della propria esistenza: UNA vita. E basta.

- Ahhh, bambini...comunque, quello che accadrà tra trenta anni esatti è un appuntamento che non potrete assolutamente mancare, nemmeno volendo...-

- Ma...-

Gli disse allora di non preoccuparsi. Che le pieghe del tempo avrebbero collocato ogni cosa al suo posto nel preciso istante in cui ce ne fosse stato realmente bisogno. Che per il momento era difficile anche per lui spiegargli le cose in maniera più chiara di così, ma un giorno avrebbero capito.

- Vincent...che ne pensi?-, chiese il piccolo Daniel.

- Penso che questo tizio è più confuso di noi. Dovremmo ridarle a lui, le pistole.-

- E che se ne fa?-

- E che ne so? La stessa cosa che ci dovremmo fare noi, presumo...-

- Si ma se non lo sappiamo nemmeno noi vuoi che lo sappia lui?-

- Sveglio non mi sembra...-

- Ehm...ragazzi...- intervenne Daniel mentre risaliva a bordo del mezzo - ...ci vediamo, eh?-

- Dove va? Aspetti che dobbiamo ridarle le pistole!-

- Aspetti!!-

-Ehm...-

E finalmente le nebbie, fortunatamente, lo avvolsero.


XXVI.

Una volta rientrato, Laura gli disse di aver visto tutto.

- Sei riuscita a vedere anche la distorsione?-

- Proprio a quella mi riferivo.-

- Dovremmo trovare il modo di evitarle. Oppure di isolare il rover.-

- Non è quello che volevo dire.-

-In che senso?-

- Samantha, Daniel. Credo che dovresti deciderti.-

- Io? Decidermi a far che?-

- Tenerla o lasciarla andare. Temo sia tu a modificare il continuum.-

- Io?-

- Ti ho visto. Ad un certo punto sembravi più che deciso e soddisfatto di aver scoperto che Samantha viveva.-

- E allora?-

- Poi hai cambiato idea. Ti si è letto in faccia. Ti sei ombrato.-

- Dici?-

- E' allora, che il fumine ti ha investito.-

-...-

- Lo sai che ho ragione.-

- Si. Lo so che lo sai.-

- E allora?-

-Dovrò rifletterci.-



XXVII.

Il tempo era passato. Moltissimo tempo. Daniel aveva conservato il suo aspetto da venticinquenne, mentre Laura, nel frattempo, la era diventata. Nessuno dei due si preoccupava della cosa: era ormai apparso evidente ad entrambi che il tempo, lì non avesse alcuna importanza. Qualora lei fosse tornata nel suo tempo, l'avrebbe fatto nel preciso istante in cui era scomparsa, recuperando, se l'avesse voluto, il suo aspetto di allora.

In effetti di quando in quando lo faceva. Rientrava nel suo continuum e viveva qualche settimana, tranquilla, portando avanti i suoi impegni di sempre. Poi, al punto prestabilito, Daniel la riportava indietro, e riprendevano quella che ormai era la loro vita abituale.

Vita alla quale, Daniel se ne rendeva spesso conto, si era adeguato ma non è che comprendesse appieno. Dove si trovavano? Era giusto quello che stavano facendo?

E soprattutto, si chiedeva spesso, era giusto quello che stava facendo a Laura? Alla fine l'aveva rapita, e l'aveva costretta a vivere in eterno con lui...si, continuando anche a vivere la sua vita normale, ma alla fine la sua vita era lì, con lui. Sembrava essersi abituata, e sembrava piacergli davvero molto.

Ma era giusto? Non sarà stato che l'avrà privata delle possibilità di vivere una sua esistenza, di prendere le sue decisioni?

Accese il visore che aveva appena finito di montare. Avevano costruito una fortezza, alla fine, in quel posto. C'era voluto moltissimo tempo, anche per quella, ma per loro il tempo, ormai era chiaro, non era affatto un problema. Dentro la fortezza aveva costruito un supercomputer per catalogare le varie realtà che riuscivano a stabilire "importanti". Dei database si era occupata Laura.

Ora, ogni singola finestra si apriva in un visore che avrebbe potuto inquadrare anche più cose contemporaneamente. Volendo, avrebbe potuto cambiare canale come in un televisore. E in quello, il novecentosettantaquattresimo, ora inquadrava proprio Laura. Era nella solitudine della sua stanza, e stava facendo i compiti. Mentre cazzeggiava su Facebook, cioè. E mentre era nella sua solitudine, guardò in alto, e sorrise.

Era come se sapesse che la stava osservando. Era una sua caratteristica naturale.

Probabilmente non avrebbe potuto mai fare a meno di lei. Eppure, un sacco di volte, al momento di riportarla lì, aveva avuto la tentazione di non richiamarla mai più. Di lasciarla nella sua realtà, di aspettare che si dimenticasse di lui...che pensasse di aver sognato, e di continuare la sua vita da solo, per restituirne una a lei.

Non ce la faceva. Era terribile. Era terribile per entrambi. Piangeva, lei, per il suo abbandono, e lo malediceva, e poi urlava che gli voleva bene. Di riprenderla, per favore...

E piangeva lui, perchè comunque la voleva lì con lui, ché la sua compagnia era l'unica che con il passare degli anni aveva trovato sopportabile...e piacevole. E infine una necessità.

Le voleva bene, stupida ragazzina, e alla fine riavvolgeva sempre la scena sul visore fino al punto preciso dell'appuntamento e lì lui la riportava indietro. Lei non avrebbe mai saputo che aveva pensato di lasciarla lì.

Lui si, però. E quando la cosa si faceva veramente triste e dolorosa, si ritirava in quello che lui considerava un po' il suo ufficio privato, dove aveva solo una trentina di visori, quelli sui punti più importanti per lui, e continuava a guardare e riguardare sempre le solite scene: Samantha che lo lasciava, Samantha che moriva, e Laura che lo capiva, in quel pub ad Icona, tanti anni fa.

Spesso Laura lo guardava di nascosto, e soffriva per lui.

La cosa che però riempiva le loro giornate molto più di qualunque altra cosa era l'attenzione alla guerra finale, che in un modo o nell'altro comunque non spariva, era sempre lì, a volte si spostava in avanti nel tempo, altre volte all'indietro, però non spariva proprio mai. E ultimamente, le linee temporali che vedevano attuarsi la guerra civile americana erano sempre di più, e decisero di dare un'occhiata più attenta.


XXXVIII.

La situazione in quel particolare filone della realtà era drammatica: c'era stata una terza guerra mondiale. Come già accennato, il conflitto ebbe inizio nel 2005, a seguito delle elezioni dell'anno prima. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non era stata una situazione di religione (o, comunque, di etnia) a dare il via al conflitto. Lo sarebbe stata invece la seconda guerra civile americana, combattuta senza precise linee di confine o trincee tra le città e le forze rurali. La guerra sarebbe scoppiata a seguito dei contrasti nati sulla questione della sicurezza nazionale. Terminata con un conflitto nucleare nel 2015, si lascerà dietro una scia di tre miliardi di morti, e il pianeta impiegherà una ventina d'anni a riprendersi.

C'è da dire che questa realtà, nonostante la drammatica situazione che aveva generato, aveva sviluppato un futuro migliore di quello che si potesse sperare. Intorno al 2036 la popolazione avrebbe fatto enormi progressi per evitare le guerre future. Gli Stati Uniti verranno suddivisi in cinque stati (un po' come Daniel ricordava fosse stato anche nella realtà da cui proveniva, anche se cominciava ad essere un po' confuso su ricordi di questo tipo), e la sede
del governo federale sarebbe stata spostata nel Nebraska. A questo sarebbe seguita la decentralizzazione della società. Strutture personali e non organizzate, come la fede personale e l'interazione sociale avranno un'importnza sempre maggiore. La società, involontariamente creata dai mass media, fatta di isolamento sociale era definitivamente fallita. In più, la tecnologia non venne minimamente scalfita dagli eventi, con una enorme miglioria nei viaggi terrestri su rotaia. Nonostante questo, i veri mezzi del futuro sarebbero stati, riscoperti, cavalli e biciclette, anche se si sarebbe continuato ad utilizzare automobili. Le grandi software house sarebbero, fortunatamente, finalmente scomparse, ma Internet sarebbe rimasto sempre il principale mezzo di comunicazione ed informazione.

La vita sarebbe diventata durissima. Il lavoro nei campi sarebbe cresciuto esponenzialmente solo per permettere alla popolazione di sopravvivere. La vita media, comunque, sarebbe scesa a 60 anni. L'acqua, addirittura, avrebbe dovuto essere filtrata o distillata per rimuovere le particelle radioattive.

Ci sarebbero stati però progressi nell'ingegneria aerospaziale; l'ingegneria genetica, inoltre, avrebbe fatto passi da gigante; si sarebbe trovata la cura per il cancro grazie alla modifica genetica di alcuni virus e...

- Aspetta aspetta aspetta...cosa?-

Daniel e Laura erano rimasti a bocca aperta

-...e si sarebbe scoperto il modo di viaggiare nel tempo?!?-

I due si guardarono negli occhi.

- Siamo diventati matti per costruire il nostro rover...-

-...e avevamo la soluzione a portata di mano.-

-...però, Daniel, voglio essere sincera...-

- Dimmi.-

- Tutto questo mi ricorda qualcosa...-

-uhm..un film, forse?-

- Non credo...una leggenda, magari...-

- Una leggenda?-

E fu in quel momento che lo sentirono. Cioè, lo sentivano e non potevano crederci.

Il rumore di un motore. Fuori dalla fortezza.

Corsero fuori, di scatto. Di fronte all'ingresso aveva parcheggiato un jeeppone, uno di quei scarcassoni superinquinanti.

Una Chevrolette suburban 4x4, avrebbero appurato più avanti. Il guidatore, un bianco castano alto poco più di uno e ottanta, vestito in modo sportivo e con degli strani occhiali scuri, ne era appena sceso, e appena visto l'orizzonte, svenne.

- Corriamo, Laura!-

- Una jeep Chevrolette...aspetta...ora ricordo..!-

Lo stavano soccorendo, Daniel lo prendeva a schiaffi. Nel mentre, per farlo riprendere, gli chiedeva chi fosse.

- Non hai ancora capito, Daniel?...-, disse Laura.

-...Io sono John Titor.-

Sul lato cuore della giacca aveva un simbolo rappresentante un raggio laser curvato da una enorme gravità, con sotto l'iscrizione "tempus edax rerum", il tempo che tutto divora, dalle metamorfosi di Ovidio.


XXIX.

John Titor fu, sarà, o sarebbe un sedicente crononauta che si è presentato pubblicamente attraverso alcuni forum di Internet ad accesso libero il 2 novembre 2000, con il nick TimeTravel_0. Egli scrisse più o meno a ruota libera fino al 24 marzo 2001, data del rientro nel suo tempo. In mezzo a tante affermazioni di indubbio interesse, quelle che hanno realmente attirato l'attenzione dei media sono state le sue dichiarazioni sul come sarebbe possibile realizzare il viaggio nel tempo e su futuri avvenimenti storici. A prescindere dalla veridicità o falsità di quanto affermato, il suo passaggio su Internet ha alimentato molte discussioni sulla condizione umana, sulla possibilità del viaggio nel tempo, e sulla sua stessa veridicità.

La storia: John Titor sarebbe nato nel 1998 in Florida e proverrebbe dal 2036. Militare, reclutato per un progetto di viaggio nel tempo, sarebbe stato inviato nel 1975 per recuperare un esemplare di IBM 5100, il primo PC della compagnia, uno dei primi computer portatili; esso aveva la capacità di leggere i vecchi linguaggi di programmazione IBM oltre a APL e Basic. Tale sistema era necessario nel 2036 per debuggare vari programmi per computer.

Di ritorno dal 1975, Titor avrebba fatto visita alla sua famiglia, nel 2000, e visto se stesso bambino. Avrebbe rivelato nel web la sua origine, accompagnata da una spiccata predisposizione a partecipare a discussioni, per verificare le reazioni del popolo.
L'aspetto provocatorio della storia di Titor sia nel fatto che essa è accompagnata da ben descritte teorie sul viaggio nel tempo, insieme alle domande sull'impatto filosofico che avrebbe avuto l'invenzione della macchina del tempo nella sua società. La teoria riportata da Titor era supportata da diverse prove, e anche da schemi e fotografie della sua "macchina", oltre che da una foto che m
ostra un raggio laser curvato dallo spostamento temporale al di fuori della "distanza verticale di sicurezza" del veicolo. L'opinione pubblica della sua epoca è completamente consapevole della possibilità di viaggiare nel tempo, anche se ci sono ancora scettici. Per completezza, Titor ha affermato che la sua macchina del tempo, la "C204" fu creata dalla General Electric. L'avrebbe installata su una normalissima Chevrolet Corvette convertibile del 1966.

Il 24 marzo 2001, come già specificato, Titor annunciò che sarebbe ritornato nel proprio tempo, e non è più tornato su Internet. Secondo la madre di Titor (che si sarebbe presentata sul forum dopo la scomparsa del figlio), esisterebbe un video della sua macchina del tempo mentre scompare, ma questo non è stato rilasciato pubblicamente o visionato da parti neutrali. Per il suo ritorno, Titor avrebbe installato la C204 su un "Chevrolet Suburban 4x4", che si sarebbe procurato durante la sua permanenza presso i suoi genitori.

Titor fece un sacco di rivelazioni sulla storia futura, ma precisò anche che non era plausibile che arrivassimo a viverle tutte, o tutte nello stesso modo. Affermò con certezza assoluta che il paradosso del nonno è impossibile, perchè l'universo non genera paradossi: infatti segnalò che era stata scoperta come reale la teoria dei molti mondi, e che per ogni svincolo possibilistico si generano infiniti universi paralleli. In realtà, ogni volta che lui fa un salto nel tempo, la macchina lo colloca in una realtà alternativa a quella di origine; vicina, ma parallela.

Delle previsioni che Titor fece sul futuro, infatti, è possibile fare una analisi abbastanza dettagliata:

Il CERN avrebbe fatto un annuncio all'inizio del secolo proprio riguardo la possibilità di creare buchi neri da utilizzare per il viaggio nel tempo; in realtà le sperimentazioni vanno in tutt'altra direzione, vale a dire quella della ricerca del bosone di Higgs (poi effettivamente trovato nel 2012) , ma eventuali buchi neri, che collasserebbero per radiazione Hawking, sarebbero effetti collaterali di questa ricerca. Avrebbero seguito pesanti cambiamenti nella costituzione dei diritti civili negli USA, come de facto è stato. Inoltre, come realmente poi avvenne, affermò che il morbo della mucca pazza sarebbe arrivato negli Stati Uniti. Come fu che in Iraq non sarebbero state trovate armi di distruzione di massa, e che un'altra guerra sarebbe stata combattuta ancora con la pretesa di rimuovere le presunte armi. Aveva ragione anche sul discorso che negli Stati Uniti si preferirà la sicurezza alla libertà. Il PATRIOT Act americano, approvato a seguito delle stragi dell'11 settembre 2001, va proprio in questo senso: esso limita le libertà costituzionali a favore di un maggiore controllo. Si crede che in futuro possa essere inasprito per arrestare i cittadini anche senza le attuali garanzie costituzionali.

Ha anche affermato, però, che nelle elezioni presidenziali del 2008 negli USA avrebbe vinto una donna. Ciò non fu; però per la prima volta è salito un nero, fatto quasi della stessa rilevanza.

Le verosomiglianze non proprio identiche non si limitano qua:

predisse che ci sarebbero state negli Stati Uniti delle agitazioni civili subito dopo le elezioni presidenziali del 2004 che sarebbero aumentate nel 2005 sfociando in una guerra civile. Non proprio di guerra civile si può parlare, però che gli stati uniti prima, e poi il mondo, a partire dal 2004 e poi soprattutto dal 2008 in poi non sarebbero più stati gli stessi è vero. Inoltre, il mondo sarebbe entrato in crisi con gli Stati Uniti, e con se stesso, per colpa delle politiche estere incorerenti e di bassissimo livello degli stessi. Tutto vero, in effetti. Titor descrive la guerra civile e la conseguente guerra mondiale come un sussegguirsi, mese dopo mese, a partire dal 2004, di eventi sempre peggiori, con una evidenza nel 2008 che nulla sarà mai più come prima, una certezza che nel 2012 il conflitto avrà toccato chiunque ed una crescente situazione di guerra mondiale che si sarebbe conclusa in una maniera devastante nel 2015.

Ora noi sappiamo perfettamente che tutto questo non è avvenuto, non in quegli anni. Ma se sostituiamo il concetto di conflitto e guerra con il concetto di crisi, non possiamo più dire la stessa cosa. Nel 2008 il mercato immobiliare americano dimostrò, dopo anni di sofferenza, l'enorme bolla di nulla di cui era composto, ed è evidente a chiunque che la situazione socioeconomica nel 2012 fu esattamente quella di una guerra mondiale.

Titor disse anche che la Corea, Taiwan e il Giappone saranno tutte annesse con la forza dalla Cina. La sua avanzata verrà arrestata solo dall'Australia.
L'Occidente diverrà molto instabile, il che dà alla Cina la fiducia per "espandersi". In effetti, atti di guerra non ve ne sono stati, ma il giappone sarebbe stato tolto dai giochi dallo tsunami nucleare del 2011. E la Cina ebbe effettivamente una espansione economica e sociologica parivalore ad una conquista di guerra, e l'instabilità che seguì tutto l'occidente per i successivi 45 anni non è certo in dubbio.
Disse che la divergenza temporale tra questa worldline, la n
ostra, e la sua originale, sia all'incirca dell'1 o 2 percento. Certamente, diceva, più fosse rimasto qui, più si sarebbe accresciuta questa divergenza. La smentibilità dell'esistenza di Titor è praticamente impossibile: perchè una cosa sia smentibile devono esistere plausibili e precisi esempi contrari. L'affermazione sulla consistenza multiversale che Titor fornisce rende impossibile la smantita degli eventi da lui predetti, e ne potrebbe essere solo confermata la veridicità. Uno degli esempi più concreti che si fecero girava attorno alla guerra civile. Se fosse accaduta, Titor sarebbe stato un vero conoscitore degli eventi futuri (ma anche in questo caso resta l'esempio della profezia auto-avverante). Se non accade, allora si potrebbe argomentare (sebbene debolmente), che la presenza di Titor nel 2000-2001 ha distrutto il continuum temporale e spedito il nostro mondo in una direzione nella quale la guerra civile e gli eventi seguenti non accadranno.

Disse anche che sarebbe stato difficile che la storia potesse prendere una direzione diversa dall'ufficiale solo per le sue affermazioni. Si, certo, la gente avrebbe pututo dare un certo tipo di svolta diversa alle proprie azioni in seguito alle sue parole, ma l'avebbe fatto? Probabilmente no.

Sarebbe stato invece molto più probabile che la sua stessa presenza alterasse una storyline già non del tutto identica.

Su John Titor si susseguirono le più svariate leggende e indiscrezioni. Dall'apparizione di uno studioso del futuro, che segnalava che John era finito in carcere per aver fornito informazioni sul futuro (cosa priva di senso, considerando l'affermazione che il tempo non genera paradossi), al tentativo, fondamentalmente fallito, di più stazioni televisive ed istituzioni di individuare la reale identità di John Titor, fosse esso un mistificatore o un reale viaggiatore del tempo (in tal caso venne cercato il piccolo Titor, appurato comunque che questo non era il suo vero cognome).

Non fu mai trovato.


XXX.


- Ma davvero non avevi mai sentito parlare di Titor?-

- Ma si, ma si...solo che non mi ricordavo. Ero piccolo quando la faccenda di Titor venne fuori...-

-E che c'entra? Io non ero nemmeno nata...-

- Si, ma poi è tornato alla ribalta..se non ricordo male il film è di due anni fa, no?-

- Dipende da quando cominci a contare...se ti riferisci a quando ci siamo conosciuti, si...-

- Dobbiamo assolutamente trovare il modo di conteggiare il tempo tra di noi, quando ci troviamo qua. A volte i nostri discorsi non hanno troppo senso, così.-

- Già. Bhe, insomma, tu eri giovane quando è uscito il film. Magari l'avrai visto, ti avrà rinfrescato la memoria...-

- E tu no?-

- Ma non ti ricordi come stavo? Come ero confuso? Ti pare che avessi la testa di guardare film?-

- Insomma, ti eri dimeticato di John Titor.-

- Già. Fidati che se avessi mai minimamente sospettato che esistesse davvero l'avrei cercata nella sua realtà, la macchina del tempo...-

- Comincio a chiedermi quante macchine del tempo esitano, in tutta la storia...-

- Non l'hai ancora capito, Laura?-

Titor stava riprendendosi.

- Infinite...-

Lo avevano adagiato in una delle stanza del piano superiore della fortezza. Avevano chiuso tutte le finestre, affinchè non potesse, dall'orizzonte, notare l'assenza di una realtò oltre di essa, e risentiri male.

- Signor Titor, le do il benvenuto alla fortezza del tempo.-

- La...fortezza..?-

sabato 4 agosto 2012

CAPITOLO 6 - seconda parte

Ed ecco qua. Ecco cosa aveva il sesto capitolo di così particolare rispetto agli altri: non si ferma al decimo paragrafo, ma prosegue qua (seconda parte) fino ad un ventesimo, e incredibilmente, prosegue anche in una terza parte.

Come ho già detto, era un capitolo troppo particolare, che conserva praticamente il corpo del romanzo e getta le basi per la sua evoluzione.

Ero partito dall'idea che questo romanzo sarebbe stato di 100 pagine, ma a questo punto ipotizzo che possa essere qualche cosina di più.

Ricordo che se volete (ri)leggerlo tutto potete andare qua. E che se passate a mettere un "mi piace" alla pagina di FB o se vi registrate qua al blog (o tutti e due) non mi fa che piacere.

Segnalo inoltre che, una volta conclusa la stesura della storia, probabilmente realizzerò il libro del romanzo, in versione ebook, gratuito, e versione cartacea, a pagamento, per chiunque possa esserne interessato, nella speranza che questo possa farlo circolare il più possibile. Seguiranno chiarimenti.

Buona lettura!




XI.

Alla fine, venne fuori che Laura era un autentico genio. Sarà stata la sua giovane età (ma alla fin fine anche Daniel, tra le altre, l'aveva), oppure, come già detto, il suo esser donna. Ma era un genio. Con metodo empirico, comprese che lei poteva tornare al suo luogo d'origine, esattamente nel momento in cui ne era scomparsa. Ma che non poteva andare da nessun'altra parte, né lei né Daniel. Era come se lei, lì, non fosse altro che una proiezione, una istanza, della se stessa che si vedeva nella finestra. Ma nulla di più.

Naturalmente si fece riportare subito lì da Daniel, dopo l'esperimento. Era conscia del fatto di essere prigioniera, lì, in fin dei conti, ma era seriamente incuriosita da tutta questa situazione.

Daniel invece non poteva andare da nessuna parte. Lui apparteneva a quel posto, ormai. Probabilmente poteva portare lì altre persone, ma Laura glielo sconsigliò. Disse che avrebbe aumentato ancora di più la confusione generale, e Daniel fu d'accordo.

Spostando più e più volte le finestre, prendendo appunti su appunti, e incastrandole come una sorta di complicato domino temporale, infine giunsero ad una sorta di cronostoria sensata di quello che era accaduto perchè lui fosse arrivato lì. Quella doveva essere la sua storia definitiva. Doveva trovare il modo di renderla effettiva, perchè lì funzionava tutto. O quasi.

Da bambini ricevettero le pistole dal Vincent anziano, che era tornato indietro dal 2056. Le nascosero, e nel 2016 dovettero tornare a riprenderle, perchè costretti per ricatto dal gruppo dei 13, probabilmente. Nessuno spazio in questa continuità per la presenza di Nadia, che sparì molto facilmente dal presente continuum, probabilmente perchè la cronostoria che giustificava la sua presenza lì era ormai diventata infinitamente debole, impossibilitata a tenersi ancora in piedi.

Fu profondamente in dubbio, invece, sul cosa fare per Samantha. Viveva, nel 2016, per spezzargli il cuore nel 2035, o moriva invece lì, condannandolo ad una vita di dolore e confusione?

E soprattutto, cosa faceva più differenza per lui? In una parte del suo cervello sapeva che avrebbe sofferto infinitamente di meno se fosse morta, invece di lasciarlo. In un'altra parte della sua mente sapeva perfettamete che se Samantha ci fosse stata non avrebbe mai permesso che potesse capitare qualcosa di male alla sua vita, e che lei quindi non se ne sarebbe mai andata.

Quello che sarebbero state le cose in realtà ce l'aveva chiaramente innanzi agli occhi, ma i suoi ricordi erano ugualmente quelli di più linee temporali diverse. E quindi discordanti, e quindi portanti a personalità risultanti completamente diverse.

Pensò di aspettare, a decidere. Anche perchè pareva chiaramente che nessuna delle due realtà riuscisse a prendere il sopravvento sull'altra.

Era anche combattuto da un'altro dubbio. Lui era morto nel 2016, quindi? Quanto aveva contato per lui, Samantha? Quanto avrebbe poi cambiato nella sua personalità se lui fosse morto poco dopo di lei...oppure poco dopo la sua sopravvivenza? E poi, come poteva essere morto nel 2016, se aveva lì anche la sua instanza del 2041, che era fondamentale per ricostruire l'andamento delle cose?

In fin dei conti, per il momento era lì per rimettere a posto l'evento che l'aveva portato ad essere lì. Era probabilmente l'ultima possibilità della sua esistenza di mettere a posto le cose, e voleva assolutamente evitare il rischio che essa diventasse debole e che la realtà che lo vedeva lì sparisse di colpo.

Comunque fossero andate le cose, ad ogni modo, nel 2041 Daniel era un depresso frustrato. E di questo, probabilmente, la storia aveva bisogno. In qualche modo, comunque, una decina di anni prima aveva conosciuto Laura (era assolutamente necessario che ella fosse inserita nel continuum che stava cercando di creare, ed anhe questo interferiva con l'anno della sua morte...a meno che non avesse trovato un escamotage), e quando si era ritrovato in quel..in quel posto, per l'appunto, l'aveva attirata a se, come realmente ha fatto, perchè potesse aiutarlo.

Cercò di mantenere inalterata il più possibile la cronostoria di Laura, per quanto possibile. Modificava magari piccole porzioni di mondo attorno a se, ma non lasciava mai che esse entrassero nella sua sfera d'influenza, modificandone conoscenza, personalità e carattere.

In un modo o nell'altro, fino a quel punto la ricostruzione funzionava. Solo che per continuare a funzionare c'era per forza bisogno di un collasso temporale, che permettesse l'incontro dei Vincent e Daniel del 2016 con quelli del 2041. Riosservarono la storia sui loro visori, accorgendosi di come essi infine, sistemassero automaticamente le cose. Quando il Daniel del 2016 sparò, la pistola gli esplose in faccia e lui si ritrovò lì, come esattamente è stato. Dopodichè si aprì il portale del 2056 (a questo punto alternativo, dato che v'era anche Daniel) e Vincent ed i 13 osservarono il combattimento, e come Vincent rubava le pistole per portarle a se stesso e suo cugino nel 2016. Tutto tornava, se si accettava il fatto che a compiere questo viaggio dal 2041 verso l'incontro con il 2016 era stata una versione alternativa di se stesso.

Tutto tornava, se non fosse per quello che sarebbe seguito.

Nel 2056, in una cronistoria distorta, il Vincent del 2016 e quello del 2041 che guardavano attraverso il fiocco di neve di luce videro Daniel rialzarsi dalla sferzata di mitra ed estrarre la pistola. Rideva, e diceva ai 13 che il cugino aveva consegnato le pistole a loro stessi. E che ovviamente, avendo visto come sarebbero andate le cose, da parecchio -alzò la maglia per mostrare il kevlar- andava in giro con un giubbotto antiproiettile. Detto questo, puntò la sua pistola e fece fuori tutto il gruppo dei 13.


XII.

Tutto tornava, allora? No. Perchè per essere ancora vivo, Daniel, ed aver visto tutto questo dal visore a fiocco di neve che si era formato nel tempo fittizio tra il 2016 ed il 2041, egli doveva essere sopravvissuto. E nessuna versione alternativa accettava più questa ipotesi, pena il crollo della realtà che si stava venendo a creare.

Decine di migliaia delle nuove finestre che i due avevano fatto per generare questa ricerca si chiusero all'istante. Sempicemente, Daniel moriva in quel tempo zero, punto. Non esisteva più presupposto per cui sopravvivesse (anche perchè era l'elemento cardine per cui lui si trovava lì).

E improvvisamente comprese quando sarebbe stato difficile rimettere in sesto la sua storia. A tempo zero, i due Vincent si voltarono verso i loro aggressori, puntando le famose pistole.

- Allora. Abbiamo visto tutti come va a finire.-, disse il Vincent quindicenne.

- Possiamo aspettare che accada nel futuro, oppure possiamo farlo adesso.-, disse il Vincent quarantenne.

Ci fu un lungo, lunghissimo attimo di silenzio. Poi quella che doveva essere il comandante del gruppo intimò agli altri di abbassare le armi.

- State giocando con qualcosa di troppo...estremamente..pericoloso. Uno strumento del genere non dovrebbe trovarsi nelle mani di una sola persona.-

- Sono d'accordo.-, disse il Vincent quarantenne - E in qualche modo troveremo una soluzione. Ma di certo non possono, e non devono stare in mano a voi.-

Il quindicenne si voltò verso l'altro.

- Ma tu sai chi sono?-

Lo sapeva. Lo sapeva perchè dopo la scomparsa di Nadia, comunque sia accaduta, aveva passato i successivi cinque anni della sua vita a comprendere chi aveva di fronte, ed i restanti a tenerli d'occhio.

Sapeva perfettamente chi erano i 13.

Solo che ora Nadia non c'era mai stata, in quel periodo della sua vita. Sebbene poi ci sarebbe entrata comunque, il Vincent quindicenne non aveva nemmeno la più pallida idea di chi fosse.

Daniel rimase molto colpito dal fatto che il Vincent del 2041 conosceva ugualmente i 13, anche se non c'era stata la storia di Nadia. Osservò quindi la sua cronostoria nel complesso, e scoprì che in fin dei conti il tempo ha i suoi modi per far tornare comunque le cose, quando questi non sono degli evidenti paradossi.

E ora, purtroppo, stava per assistere ad uno di essi.

Il vincent quarantenne spiegò al se stesso quindicenne chi erano i 13, infatti.

- Vedo che si è documentato bene, signor de Ville.-, disse il capo dei 13.

- Almeno quanto voi. Non siete gli unici a poter sapere tutto di tutti.-

- Un problema cui dovremo porre rimedio, in qualche modo.-

- Provateci. Non ci è ancora riuscito nessuno.-

- Ci rivedremo, signor de Ville.-

- Certo. Non ne dubito.-

I tredici indietreggiarono, e lentamente, se ne andarono.

Una volta certi di esser rimasti soli, i due Vincent si guardarono e tirarono un sospiro.

- Credo che dovremmo dirci parecchie cose, io e te...-, disse il quindicenne.

- C'è poco da Dire. Daniel è morto. Per te poco fa, per me tanti anni fa. Tutto quello che tu potrai dirmi, fa parte dei miei ricordi. E credimi, non ci siamo detti niente di interessante.-

- Daniel è morto sul serio? Non c'è nulla che possiamo fare per lui?-

- Io non l'ho mai più rivisto, se è quello che mi stai chiedendo.-

Guardadono nel visore nel cristallo di neve di luce, l'unico Daniel ancora vivo, a saper loro.

- E lui, allora?-

- Non so che dirti. Un'altra realtà, probabilmente. Qualcosa che comunque non fa parte della nostra storia. Almeno, credo che sia così. Come ti ho già detto, non l'ho mai più rivisto.-

- Lui non è il nostro Daniel?-

- No, non credo.-

Si sbagliavano. Ora Daniel lo sapeva. Qualunque istanza di noi stessi fosse presente nello spazio e nel tempo, i ricordi potevano essere distinti, ma l'individuo era unico. Non erano copie, erano istanze. Alla fine si sarebbero riunite tutte.


XIII.

Guardarono le loro pistole, e decisero che non era il caso di continuare a conservarle.

- E' tutto causa di queste, vero?-

- Credo proprio di si. Credo sia il caso di metterle via. Prima o poi, in una qualche realtà nel 2056 serviranno a...bhe, LORO le riprenderanno, chiudendo questo circolo vizioso.-

- Tu l'hai scoperto, cosa sono queste pistole?-

- No. Ma continuo a cercare.-

- Capisco...ma comunque, fino a che questa storia non finisce, non smetteranno di funzionare, no? Tu devi tornare nel tuo tempo...-

-E tu nel tuo. Si.-

Era curioso come per entrambi quel tempo zero fosse il loro tempo d'origine. Comunque, guardarono le pistole per un'ultima volta, poi le riposero nella scatola. Due pistole erano, due pistole sarebbero state. Erano due istanze della stessa, ma poco cambiava, a questo punto.

Non appena chiusero le scatole, ognuno dei due sparì per l'altro.

Il Vincent quarantenne era lì, di fronte alla scatola, a chiedersi cosa sperava di ottenere, tornando a rivedere le pistole. Daniel era morto, punto. 25 anni prima. Si accasciò al suolo, spirò e scomparve. Dopo si aprì il varco che mostrava i due cugini alternativi appropriarsi per la prima volta delle pistole, e per la prima volta, chiudere il cerchio. Questa era una storia che era iniziata in una realtà alternativa e che in essa sarebbe finita.

Era venuto per veder le pistole, ecco tutto. Era un modo per risalutare il cugino a 25 anni dalla sua morte. Aveva scostato i mattoni, le aveva tirate fuori, e le aveva osservate. E questo era tutto.

Ora le avrebbe riposte al loro posto, dove sarebbero probabilmente rimaste per sempre.


Ed è esattamente quello che pensava 25 anni prima, non appena ebbe a riporre le pistole. Si stupì di essere riuscito ad affrontare da solo il gruppo dei 13, che ancora non sapeva chi fosse e che comunque nemmeno sapeva si chiamasse così. Per un attimo gli parve di ricordare che qualcuno glielo avesse spiegato, ma il falso ricordo si perse istantaneamente nei recessi dei sogni.

Solo una cosa non riusciva a comprendere. Stava per rimettere a posto una scatola con DUE pistole. Solo che lui aveva appena visto una delle due esplodere in faccia al cugino. L'unica altra rimasta era sempre stata in mano a lui.

Come potevano essercene di nuovo due?


Si rispose che non avrebbe dovuto pensarci più di tanto. Questa storia aveva solo portato alla morte (scomparsa?) di SUO CUGINO. Per il resto, non era nemmeno una storia sua, come dimostrava chiaramente quello che aveva visto nel cristallo di neve fatto di luce.

Ripose la scatola al suo posto, e chiuse il passaggio. Poi fece due passi sul terrazzo della rocca, ed ammirò per l'ultima volta lo splendido paesaggio.

Si disse che qua si stava bene, in fondo. Che avrebbe preferito morire piuttosto di non poterlo rivedere almeno una volta ancora nella sua vita. E che suo cugino gli sarebbe mancato davvero tanto.

Ma era in viaggio, ora, di nascosto, in incognito, e aveva lavorato troppo per far perdere le proprie tracce al mondo, e non poteva nemmeno permettersi di far sapere a sua zia che Daniel non c'era più.

Guardò anzi giù, e persò che l'Harley non andava più bene. L'avevano vista in troppi, ormai, qua, in troppi sarebbero stati in grado di ricondurla a lui. Come stava facendo da mesi: ogni cento chilometri era il momento di cambiare mezzo.

La nascose, quindi, e rubò un'altra auto, con la quale riprese a dirigersi verso sud.

Questi ricordi sarebbero poi stati cancellati dall'amnesia, quella che gli copriva tutto quello che andava dai 14 ai 24 anni. Ma sarebbe venuto il momento di ricordare, anche poco alla volta.

Non è vero che il tempo aggiusta tutto. Non è vero MAI. Alla fine il tempo torna fuori.


XIV.

Daniel osservava preoccupato. Era bastato che i due Vincent lasciassero le pistole, perchè la realtà che avevano appena creato si cancellasse, generandone una invece uniforme. Allora, cosa sarebbe successa a quella del 2056?

Seguì quindi il corso degli eventi, arrivando con orrore a scoprire che tutto si sarebbe svolto in maniera completamente diversa.

Talmente tanto diversa da cancellare il senso di quello che poi sarebbe accaduto. Vincent inteveniva con la sua pistola nel laboratorio dello scienziato, da solo perchè Daniel non c'era più (il tempo aveva ormai uniformato tutto), e da solo avrebbe affrontato i 13, con uno scontro a fuoco cruentissimo.

Non ci sarebbe infine stato nessun viaggio nel tempo.


XV.

Ma questo faceva collassare tutta la realtà che aveva ricostruito. Compreso il fatto che lui si trovasse lì, perchè così la pistola non gli sarebbe esplosa in faccia e lui non si ritrovò in quel posto senza tempo.

Una nuova realtà si sovrappose a quella ce lo voleva lì: nel 2011 i due bambini non ebbero le pistole, nel 2016 non affrontarono i 13 e quindi Daniel non si ritrovò lì, non avendo neppure la possibilità di ricostruire la sua realtà definitiva. Nel 2035 Daniel e Samantha si separarono, gettando nello sconforto le vite di entrambi (curioso che in questa nuova linea temporale non vi fosse traccia dello zombi). Nel 2041 non accadde assolutamente nulla di sensibile per la nostra storia, e nel 2056 lo scienziato tenterà, da solo, di far funzionare la sua macchina del tempo. I 13 se ne approprieranno, e progetto e macchina resteranno nei loro archivi per quasi 134 anni, quando un altro studioso, finalmente, non trovò il modo di farla funzionare.

Per la cronaca, Vincent ebbe a che fare con i 13 ugualmente, nel corso della sua esistenza, ma per ben altri motivi, mentre Daniel morì di infarto, come già visto, il 21 gennaio 2060, all'età di 59 anni.


Daniel ora si sentiva debolissimo. Quasi crollò a terra, se non fosse stato per Laura.

- Dan!-

-Laura...sto...sto male...mi sento debole...-

- Stai collassando. La nuova realtà ha decretato che non puoi esistere qua.-

-Ma...ma tu non stai male...come mai?...-

- Non lo so, ma ci penseremo poi. Ora ascoltami. Ascoltami attentamente. Tu esisti. Sei qua. Sei forte. Ci deve pur essere un motivo per cui sei qua! Concentrati! Tu sei vero!..-

Daniel guardò negli occhi Laura, e per un istante credete di vedere Samantha.

- Sa..Saman..-

- No, Daniel, sono Laura! Laura!!-

- Laura...-

Daniel stava invecchiando. Le rughe umentavano, i capelli e la barba crescevano, la vista si faceva stanca. La pancia flaccida, e la pelle iniziava a cambiare colore. Si stava anche stempiando.

- Laura! Sono Laura. Mi capisci?-

- Laura...si...si.-

Tossì.

- Mettimi a sedere, Laura, per favore. Ho bisogno di raccogliere le idee.-

Lei lo accontentò.

- Sono...sono molto stanco, Laura...e non ci vedo più molto bene..- gli occhi sembravano quasi del tutto spenti e barba e capelli erano ormai grigi. - Puoi avvicinarmi quella finestra, per favore? Devo capire...-

Assieme, guardarono quello che ancora il visore aveva da mostrargli.

- Cosa vuoi vedere? Cosa cerchi?-

- Se...se tutto quello che abbiamo visto è giusto, la storia ha cancellato la mia presenza...niente più interferenze temporali, niente più...- tossì ancora -...niente più danni strutturali.-

- Cosa? Vuoi dire che- -Che potrebbe essere meglio così, si...-

- MA COSì MORIRAI!-

- Sono morto lo stesso, no?...-

- No! Tu sei qua, e sei reale!-

- Chi può dire cosa sia la morte, Laura?..la non esistenza, l'oblio, la soddisfazione...la paura, il tentativo di mettere le cose a posto...-

Laura comprese. Non solo esterirmente, era invecchiato l'amico. Non solo esteriormente.


XVI.

In alto, la confusione aumentava. Sempre più finestre si aprivano, incontrollate, sempre più caotiche.

- Sta succedendo qualcosa...-

- Riesci ancora a vedere la struttura del tempo, Daniel?-

- Si...ed è peggiorata. Non so perchè, ma ora la guerra si è avvicinata. E sembra molto più inarrestabile di prima...-

- LO SO IO IL PERCHE'! GUARDA!-

Analizzando il loro fiocco di neve, videro che, come già detto, nel 2190 uno scienziato del gruppo dei 13 riuscì finalmente a far funzionare la macchina. Apportò un sacco di modifiche personali al progetto originale, e infine, nel 2200, la macchina aprì il suo primo varco temporale: verso il 1740.


Ora, caso volle che questo scienziato fosse una mela marcia dei 13, e fosse completamente in disaccordo con i loro ideali. Era però anche una persona pratica: accettò di entrare a far parte della grande famiglia dei 13 perchè pagavano, e pagavano bene. In un mondo dove l'assoluta povertà era diffusa nel 90% dell'intera popolazione mondiale, la scelta era sempre quella: vendersi o morire. In più, con loro era possibile continuare a fare ricerca: ai 13 le possibilità non mancavano di certo.

A quell'epoca, di fatto, le uniche superpotenze rimaste al mondo erano i 13 e l'immenso impero dei Max. Alla fine erano riusciti a far fuori tutto il resto, e di fatto l'impero dei Max era l'unica cosa che impedisse al mondo di finire interamente sotto il giogo dei 13. Assieme riuscivano a garantire una vita semidecente a circa il 9,8 % della popolazione. Il 3% grazie ai Max, il restante grazie ai 13 (lo 0,2% circa, vale a dire non più di 30 milioni di persone, rappresentavano gli esponenti finali della casta dei 13: gli unici sul pianeta a vivere assolutamente senza nessun tipo di problema). Il 90% della popolazione viveva nell'indigenza più assoluta, e si era tornati al concetto di proletariato. Proletariato ultrasfruttato. E proprio perchè il proletariato aveva ripreso vigore, che questa situazione era ormai incontrollabile: di fatto, l'unica possibilità di una restaurazione di una qualunque sorta di civiltà sarebbe stata una drastica riduzione della popolazione (cosa che per altro sarebbe stato saggio fare sin dagli anni '80 del secolo precedente), togliendo scelta nella forza lavoro di chi il lavoro ancora poteva offrirlo, e cominciando a ristabilire dei diritti civili. Decisamente, 16 miliardi di esseri umani erano troppi. Tra l'altro, l'indigenza aveva riportato almeno il 70% di essi ad una vita similmedievale. Non è da escludere che in alcuni punti del pianeta, tra i più reconditi, fosse ormai regredita a poco sopra l'esistenza animale.

Situazione, si diceva, incontrollabile. Per la verità era assolutamente controllata dalla casta dei 13, che con il tempo era riuscita a raggiungere precisamente il tipo di pianeta ideale: quello dove pochi governanti regnavano, sopra le masse di popoli buoi che mai avrebbero capito la differenza tra i nobili regnanti e, appunto, loro stessi. Poco importa se al di fuori di certe determinate cercie si moriva, di disperazione, di stenti, di inedia: era il popolo che aveva voluto questo, e aveva ottenuto quello che aveva voluto. Quanto era stato facile, da un certo punto in poi, controllare le scelte di masse intere, convinte, con scioperi, manifestazioni, cambiamenti, richieste (oh, la politica era stata l'arma maggiore: se il popolo avesse conservato il concetto francese della ghigliottina non sarebbero di certo giunti a questo punto. Invece l'uomo della strada continuava a crederci, contava sulla politica, sulle scelte, su persone che credeva di mandar su e che mai, mai e poi MAI avrebbe fatto i suoi interessi. Nessun politico avrebbe MAI fatto gli interessi del popolo se avesse guadagnato un solo centesimo in più del più povero dei suoi cittadini. E questa sarebbe stata la prima cosa da decidere dopo una eventuale ricoluzione che, ahimè, mai vi fu), di contare qualcosa. In realtà ogni crescita di interesse del cittadino verso qualunque scelta politica null'altro faceva che siglare il proprio destino di carne da macello.

In effetti, alla fine il popolo aveva vinto: aveva ottenuto esattamente quello che aveva chiesto. Solo che il popolo non è mai stato abbastanza accorto o lungimirante, o anche solo un briciolo cosciente, da comprendere davvero cosa stava chiedendo.

Quando è stata impiantata la prima centrale nucleare, un popolo attento e informato avrebbe dovuto non scendere in piazza, ma salire nei centri nevralgici e tagliare le teste di chi aveva preso simili decisioni (fermo restando poi lo spengimento della centrale); quando si è deciso di tagliare fondi alla cultura ed alla crescita per investire sulle milizie, bisognava fare la stessa cosa. Idem quando si è lasciato che le banche potessero prestare denaro a interessi stratosferici. Ma già quando abbiamo lasciato che nascesse la valuta, anche quello era un bel momento per mandare qualcuno al rogo. O quando è iniziata la rivoluzione industriale, ad esempio...E i giudici dovrebbero essere sempre popolari, non della casta. Nel momento in cui la legge è passata nella mani del denaro, delle valute (da stare molto attenti a non confondere con i valori), il mondo è stato condannato.

Il che probabilmente è coinciso con la nascita della politica, e più precisamente della democrazia. Ecco, quella si che fu l'inculata più grande. Ammesso che una vera democrazia sia mai esistita, il popolo per poter scegliere e giudicare deve prima avere i mezzi per informarsi e conoscere.

E fino a che l'infomazione, come se fosse acqua, si plasmerà secondo la forma della ricchezza che la conterrà, ecco, il popolo continuerà a fare scelte volute da altri pensando che fossero sue.

Questa era la situazione nel 2190. Si, esisteva una sacca di resistenza che aveva impedito al mondo di precipitare nell'ultima spira dell'abisso, grazie all'impero dei Max...ma quanto avrebbero resistito, in fin dei conti? E che differenza facevano? L'unica cosa che potevano ancora offrire era un misero barlume di speranza.

E nella speranza, comunque, quello scienziato era cresciuto, pur vendendosi al male.

E adesso aveva la possibilità di fare la differenza.


XVII.

Lo scienziato che nel 2190 riuscì a rimettere in moto la macchina si chiamava Precius Zimmerman. Era nato in una delle tante famiglie ai margini della periferia sud continentale nella Nuova Germania, a Brighton. Come tutte quelle famiglie, vivevano anch'essi di stenti. Ovviamente la scuola gli era preclusa sin dalla nascita, ed a otto anni cominciò a lavorare alla presse energetiche.

Ciò nonostante, qui trovò qualcuno che gli insegnò a leggere. E da quel momento la sua insaziabile curiosità trovo sempre il modo di essere colmata: se c'era qualcosa che il tempo era riuscito -per il momento- a risparmiare erano i libri. Vecchi libri cartacei, stampati in decine (a volte centinaia) di migliaia di copie, almeno fino agli anni '80 del secolo precedente, accumulti nelle soffitte, in quel che restava delle librerie, nelle vecchissime collezioni dei nonni. Talvolta anche nelle biblioteche (alcune erano sopravvissute). Con qualche stratagemma, capitava che riusciva ad infilarcisi. E quando scoprivano il suo ceto sociale (ormai arrivato al paragone di casta inferiore), spesso vecchie bibliotecarie occhialute non avevano cuore di staccarlo da quelle montagne di vecchi libri polverosi.

Anche perchè ancor più spesso era probabilmente l'unico frequentatore da anni. Quando cose del genere accadevano, le biblioteche erano nulla di più che un hobby, per cetali della piccola borghesia che potevano permettersi di spendere tempo e denaro per un passatempo inutile, comunque come tutti gli altri passatempo.

Il bambino crebbe e sviluppò conoscenze ed intelligenze superiori. Continuava a lavorare alla presse energetiche 14 ore al giorno, ma trovava empre il tempo di dedicarne almeno 3 o 4 allo studio. Tanto, per mangiare non serviva poi tutto questo tempo: anzi, sarebbe stato molto strano se il desinare avesse portato via più di qualche minuto al giorno, tanto era poco. E il resto del tempo lo trascorreva a dormire.

Così facendo, a 15 anni ebbe un'idea per modificare la pressa energetica ove lavorava. Venne ascoltato, le modifiche apportate, e lui promosso al rango superiore. Questo gli permise di avere almeno 2 ore in più libere al giorno da dedicare allo studio e di restituire una vita quantomeno sana ai suoi genitori ed i 12 fratelli.

Più passavano gli anni, più modifiche riusciva a proporre alla pompa energetica: tanto che allo scoccare dei suoi vent'anni questa era quella che produceva più energia in assoluto in tutta l'isola e lui era praticamente una celebrità nel mondo industriale. Venne invitato ad occuparsi anche delle altre pompe, e gli furono sottoposte decine e decine di nuove richieste, alle quali lavorò alacremente senza mai deludere le aspettative delle multinazionali.

Stava passando, e stava facendo passare, dall'altra parte della barricata lui e tutta la sua famiglia. Oh, non sarebbero mai stati dei benestanti. Ma quantomeno i figli dei suoi fratelli non avrebbero mai più dovuto preocuparsi di non avere nulla da mettere nella pancia.

Lui nel frattempo salì ancora, incarico dopo incarico, livello dopo livello, fino a che la sua strada non lo portò ad incontrare la famosa macchina del tempo che mai aveva funzionato.

Ci studiò sopra altri 10 anni, ed il 5 agosto 2190, proprio il giorno del suo compleanno, comprese per quale motivo la macchina non funzionava. Aveva 40 anni, e stava per cambiare tutto il destino dell'umanità.


XVIII.

Lo scienziato pensò che, volendo, avrebbe avuto la possibilità di riscrivere tutta la storia. Di far giungere immense quantità di guadagni nelle sue tasche, sotto falsi nomi, intestazioni di società, di fondi azionari...poteva intromettersi finalmente tra i dominatori del mondo. Di più: poteva evitare le guerre, almeno le più fondamentali (si chiese anche che effetto avrebbe avuto la modifica di imponenti eventi storici per la sua esistenza. Passò quindi una buona parte dei successivi dieci anni a progettare e costruire uno schermo protettivo dagli effetti cronotachionici, che avrebbe fatto di lui un flusso temporale a se stante. Non era certo il primo evento del genere nell'universo; talvolta questi capitano anche naturalmente. Ma era di certo il primo essere umano a chiamarsi fuori dal continuum dei suoi simili).

Ora, qualunque cosa avesse cambiato di sostanziale, non avrebbe mutato la sua esistenza, ma solo il corso degli eventi stesso. E questo evento, per primo, diede via al collasso della realtà. Non era l'unico motivo, ma la guerra finale iniziava ad esistere a causa di quello scienziato.

- Ho...bisogno di quello schermo...-, disse Daniel.

- Hai ragione.- disse Laura. - E hai bisogno anche di molto altro ancora.-, disse, sospirando in un sorriso.

Lo scienziato cominciò quindi ad investire in borsa. E sui cavalli, e sulle partite, su qualunque cosa la storia dimostrò si potesse dimostrare vittoriosa. Dopo anni di continui investimenti e spostamenti, era riuscito persino a spodestare i Rockfellers, e addirittura i Rothschild. Aveva prestato LUI i soldi alle potenze mondiali, stavolta, per farsi le guerre, e non richiese mai indietro i soldi, tranne quando gli stati in questione stavano usando il loro immenso potere economico per soggiogare le libertà degli altri. Ma quando faceva degli investimenti con dei ricavi, investiva tutto in oro e poi portava questo con se, nel suo nascondiglio che si era impiantato nel 1740, nascondendo il tutto nel suo immenso forziere che cominciò ad aprire solo quando dovette battere sul tempo quel cambiavalute di Francoforte (ma perchè i problemi del mondo venivano sempre dalle Germania? Se lo chiedeva in continuazione), tre anni dopo; situazione che agli occhi di chiunque riuscisse a comprendere la cronistoria dell'economia moderna rappresentava l'origine del male. La sua prossima mossa sarebbe stata quella di cancellare la seconda guerra moniale, con i suoi infiniti errori. Ma doveva andarci cauto. La guerra fredda non doveva essere cancellata, era stata troppo importante per lo sviluppo umano. Poi avrebbe cancellato la prima guerra mondiale, passando più e più volte sul medesimo evento, fino a che la storia non riuscisse a riappianare completamente l'interesse che aveva suscitato.


- Laura...- disse Daniel -...non mi abbandonare. Avrò davvero bisogno di te...-

- Sono qua, DAN.-

Si guardarono. Lo sguardo di lui era profondo come mille fini del mondo.

Lei non lo avrebbe lasciato MAI.

Ma per colpa dell'esistenza di Samantha, lui non ci avrebbe altrettanto mai creduto.


XVIII.

C'è poco da dire di Samantha. Come tutte le donne, all'inizio, era semplicemente stupenda. Una di quelle persone che ti fanno pensare che è venuto il momento di crescere, di di affrontare i proprio incubi giovanili, i proprio sogni, i propri orrori e di metterli da parte. Di capire chi sei davvero e predisporlo prechè possa essere compatibile con qualcun altro. QUEL qualcun altro. Che finalmente ti capisce, sembra che ti comprenda, sembra che ci sia sempre stato. E allora dov'era, se c'era sempre stato, perchè lui era cresciuto senza di te? Come aveva fatto? E come potrà mai fare se un giorno dovessi non esserci più?

E lo so che Samantha diceva, e avrebbe detto fino all'ultimo giorno che lo avrebbe fatto, che lei ci sarebbe sempre stata. Era una di quelle persone. Una di quelle persone che ci sono, che ci sono DAVVERO, che qualunque cosa accada tu sai, e saprai sempre, che non sarai mai solo. davvero, non sarai solo! DAVVERO! QUALUNQUE COSA ACCADA! CREDICI!

Ci stai credendo? Ci stai credendo davvero? Credici ancora un po', Credici ancora giusto il tempo per far arrivare il giorno in cui quando questa cosa non sarà più vera, genererà il danno peggiore possibile, che quando non ti dirà più che ci sarà sempre il cuore ti possa scoppiare in petto fino a non esserci più spazio per altro. Più spazio per un sentimento, più spazio per un sogno, più spazio per un futuro.

Samantha era questo. Un mostro? Una persona crudele? Una persona esasperata?

Samantha era solo una persona debole, e alla fine questo Daniel l'aveva capito bene.

Una persona debole che non aveva più niente da offrire, più niente dentro di se, più niente da raccontare. Convinta dal fascino di qualche altra realtà che potesse esserci fuori da lì, fuori da loro, e fuori da se stessa, qualche altra realtà che avrebbe potuto farla stare meglio.

Dopo aver passato una fetta di vita lunghissima a costruire qualcosa, di punto in bianco abbandonava tutto per...per una confusione, per una debolezza, per una realtà vuota, o un sogno senza senso che avrebbe solo contribuito a rovinare la vita a qualcun altro, dopo di lui.

Che è esattamente quello che fece.

Daniel soffrì orrendamente per questo. Possiamo dire apertamente che il suo cuore non resse al dolore, e cominciò a morire quel giorno di quella morte lenta che lo avrebbe colto soltanto 25 anni dopo.

Posiamo dire che Daniel non smise mai di amare Samantha, anche se lui non era effettivamente uno di quelli che lo diceva. Non smise quando lei non ci fu più, non smise quando cominciò a mostrare i primi sintomi di pazzia, non smise quando l'infarto lo colse e impiegò quasi 6 ore a morire.

Continuò ad amarla quasi esattamente quanto la odiava. La odiava perchè, per il suo modo di essere, di esistere, di soffrire il suo mal di vivere in maniera del tutto personale, mostrava un profonda egoismo che faceva tabula rasa di tutto quello che si trovava intorno. Non c'era spazio per i sentimenti e la sensibilità altrui. Samantha era una di quelle persone che era pronta a cancellarli, per il suo benessere...anche se questo altrui aveva costruito la sua intera esistenza attorno a lei.

Solo gli indaco più profondi avrebbero potuto comprendere a fondo questo concetto, probabilmente. Chiaramente, Daniel lo era; Samantha no.

La odiava, e la amava.

Questo pensava mentre moriva. Non un pensiero per la sua vecchia madre, non uno per i suoi pochi amici. Né per quello stronzo di suo cugino che non si faceva mai sentire.

No.

Pensava solo a quanto aveva amato, e auanto aveva odiato, quella tronza.

Ed a quanto era riuscita a rovinargli l'esistenza, dopo che lui l'aveva dedicata a lei.

E il Daniel che guardava tutto questo dalle finestre era tremendamente confuso.

Perchè mentre ricordava tutto questo, le mancava terribilmente. Da quando l'aveva persa durante quell'aggressione nel 2016.

E cos'è che voleva davvero, adesso? Di cosa aveva bisogno?...

Da lontano, dietro la macchina, nel silenzio, Laura lo osservava, e provava una profonda tristezza per lui. Per lei non c'erano dubbi: Samantha era morta nel 2016, punto. Riusciva solo lontanaemente ad immaginare come doveva sentirsi lui.

Ma in fondo sapeva benissimo di non poterci riuscire completamente.


XIX.

Le intenzioni dello scienziato, videro Laura e Daniel, erano nobili, i modi un po' meno. Lo scienziato aveva intenzione di creare un immenso impero finanziaro con il quale poter fermare, una volta per tutte, le assolute oligarchie presenti sulla terra. Era, in fin dei conti, un illuminato. Il problema era la legge ferrea dell'oligarchia.

La legge ferrea dell'oligarchia era una teoria del 1911. Essa dice che tutti i partiti politici si evolvono da una struttura democratica aperta alla base verso una struttura dominata da una oligarchia, vale a dire, cioè, da un numero ristretto di dirigenti. Questo, logicamente, ha a che vedere con la necessità di specializzazione, la quale purtroppo porta i partiti a strutturarsi in maniera burocratica, generando un (sempre più) ristretto numero di leader sempre più svincolati dal controllo dei militanti di base. Quindi con il tempo, qualunque ideologia di partenza, per quando buona, si "imborghesisce", allontanandosi dalle idee di partenza e trasformandosi in un'élite compatta dotata di spirito di corpo. Al contempo, con l'ascesa, ogni partito tende a moderare i propri obiettivi, poichè l'obiettivo fondamentale diventa la possibilità di sopravvivenza dell'organizzazione, e non più la realizzazione del suo programma. Questa teoria è praticamente confermata dalla progressiva spariione addirittura dei programmi politici dei partiti, trasformando le elezioni in nulla più che una semplice partita di campionato piuttosto che una lotta di classe.

La teoria possiede anche una critica sviluppata in tempi più recenti. Essa dice che
la base di un partito non gioca un ruolo del tutto passivo, in quanto anch'essa (e non solo i leaders) possiede risorse. Inoltre, secondo la critica, le ideologie non sono del tutto manipolabili: in virtù di questo concetto, quindi, gli obiettivi di un partito possono essere articolati e adattati alle mutate esigenze, ma non abbandonati del tutto.

Questa critica si basa però sul presupposto che i partiti possano essere basati su una reale democrazia e sull'onestà spirituale di chi li fonda e li governa, nonchè sul concetto che le ideologie non sono non solo manovrabili, ma nemmeno creabili ad hoc per ottenere l'esatto effetto contrario (come prima già dimostrato). Il concetto chiave inoltre è che la politica abbia una reale funzione di struttura piuttosto che di controllo e mantenimento di casta.

In base a queste assurdità, la critica è da ritenersi concettualemnte una puttanata.


Una puttanata che è però l'unica speranza che Daniel e Laura avevano ancora per sperare che il potere assoluto di cui si era preso carico lo scienziato, alfine, non lo corrompesse assolutamente.


XX.

La macchina del tempo di Lego, la cosidetta Lego Machine, aveva però un problema: non poteva essere spostata. Quantunque il viaggiatore si fosse spostato, ella sarebbe rimasta lì, ad aspettarlo, pronto al suo segnale di richiamo.

Questo portava al primo, grosso, problema da risolvere. Lui aveva costruito uno scudo per preservare la sua esistenza nel flusso temporale nel malaugurato caso in cui si fosse trovato in qualche modo ad attivare il paradosso del nonno. Lui era abbastanza preservato. Ma cosa sarebbe accaduto se in qualche modo il paradosso fosse arrivato a negare l'esistenza della macchina stessa? Qualunque suo tentativo, tutti questi sforzi, e tutti gli studi, sarebbero stati solamente fatica sprecata.

E poi c'era il secondo problema. Lui avrebbe lasciato la macchina qua, in balia dei 13, ma anche di qualunque altra cosa.

No, era troppo rischioso. Ecco perchè dopo una attentissima riflessione, dopo aver studiato un punto operativo nel 1740 per dare il via ai suoi piani, decise di trasferire in un punto preciso di un passato ancora più recondito, attorno all'anno mille, oltre a se stesso, tutta l'attrezzatura necessaria per costruire una nuova macchina del tempo. In un castello che riuscì a comprare con i primi investimenti temporali, attrezzò una autentica postazione di futuro: oltre alla Lego Machine, ricreò un acceleratore nucleare freddo, un pozzo di antimateria, un piccolo acceleratore di particelle, scudi deflettori statici e temporali, teletrasporto e schermi per l'invisibilità. Si trovava a Wroxeter nel Galles, a fianco alle antiche rovine di Viroconium, quello che era stato il quarto insediamento romano più grande in Brettagna.

La presenza di questo particolare regno "magico" avrebbe generato tante di quelle incongruenze da pensare che avrebbe dovuto essere cancellato subito. Quando Daniel lo scoprì, invece, fu una di quelle cose che lo spinsero a pensare che alcune incongruenze sono assolutamente necessarie al corretto svolgimento della volta temporale. Proprio pensando a quel castello, decise in futuro di organizzare anche un potentissimo database in grado di stabilire cosa, nella storia, era "fuori posto" e cosa sarebbe stato da stabilire comunque appartenente al corretto volgimento del continuum.

I preparativi per Zimmerman erano durati 5 anni. Ma tornando sempre nel momento preciso in cui era partito, nessuno si accorse mai della sua assenza. Si spostava nel passato, feceva qualche investimento del quale risultato fosse stato certo, incassava i guadagni, li convertiva in oro e lo versava nelle casse dello IOR sul finire del ventesimo secolo, sotto falso nome. Questo gli permetteva, una volta rientrato in sede, di ripartire per un'epoca vicina alla sua, ritirare la valuta e con essa acquistare il materiale necessario, farlo riattrarre dalla macchina nella sua cabina, e dopodichè ritrasferirlo nel castello. Aveva impostato la macchina perchè conservasse il materiale solo per un tempo di Planck, l'unità naturale del tempo, affinchè fosse assolutamente invisibile a chiunque.

Quando Zimmerman fu ormai certo di aver riportato tutto l'occorrente necessario in quella che era ormai diventata la sua centrale operativa, senza che i 13 potessero in qualche modo nemmeno lontanamente intuirlo, accese tutte le sue centrali, si assicurò di avere energia a sufficienza praticamente per sempre, e con i suoi scudi deflettori temporali trascinò lui e tutta la sua fortezza al di fuori di qualunque tipo di influenza temporale.

Fatto questo, lasciò che la Lego Machine 1 effettuasse il traino di quello che sarebbe stato l'ultimo trasporto che la macchina avrebbe mai più fatto verso la sua postazione operativa, che era anche uno dei più importanti punti nevralgici della casta superiore: una Bomba Zar da 100 megatoni, una copia esatta della RDS-220, la più potente bomba all'idrogeno mai sperimentata dall'uomo.


Dall'altra parte temporale, una palla di fuoco di quasi 8 km di diametro produceva una distruzione TOTALE che si sarebbe propagata per un diametro di 90 km, la stessa distanza in altezza raggiunta dal fungo nucleare. Il raggio abbagliò quasi tutta l'europa settentrionale, e l'onda d'urto propagata, registrabile come un settimo grado della scala Richter, fece quattro volte il giro del pianeta.

Con sommo dispiacere, Zimmerman abbandonava quella che era stata la sua casa, il suo tempo e la sia famiglia, relegandolo per sempre in una distropia perduta.

Ora era tempo di far lavorare la Lego 2, e ricostruire la storia daccapo.